Gli studenti: “Non siamo vandali che hanno devastato l’istituto”
“Prendiamo le distanze dai danneggiamenti: la violenza non ci appartiene e rivendichiamo la libertà di manifestare il pensiero e manifestare e le ragioni alla base dell’occupazione per una scuola democratica, inclusiva e che azzeri le disuguaglianze”
di Stefania De Cristofaro
“Non siamo vandali che hanno devastato l’istituto e siamo rammaricati che quanto successo venga associato a noi”. Respingono l’accusa di aver danneggiato del liceo Tasso di Roma gli studenti del Collettivo politico dell’istituto e hanno affidato ai social il messaggio sui “presunti danni durante l’occupazione” della scuola avvenuta lo scorso mese di dicembre, rivendicando il diritto a manifestare il pensiero e a manifestare per chiedere “una scuola democratica, inclusiva e che azzeri le disuguaglianze”.
“Sono girate voci false e pretestuose su comportamenti” di alcuni studenti nella scuola occupata, “voci che hanno distolto l’attenzione dalle nostre rivendicazioni politiche, descrivendoci come vandali che hanno devastato la scuola, scrivono i rappresentanti del Collettivo.
“La prima accusa che ci viene rivolta è di aver scassinato le porte della segreteria”, proseguono spiegando che “non sono state rotte”. “L’unica serratura che ha subito danni è quella dell’entrata principale che a causa dell’aggressione esterna subita la notte dell’8 dicembre, su è rotta”, dicono. Quella notte, “sempre per mano degli stessi aggressori, è stato rotto un pannello della porta” con il lancio di una bottiglia. Gli autori di quel gesto – vanno avanti dal Collettivo – “hanno preso a calci la porta e continuato a lanciare bottiglie di vetro contro la nostra scuola”.
Quanto alla manomissione della cassaforte, “lo stesso preside ci ha riferito in consiglio d’istituto che, a seguito di una perizia di un fabbro, non sono riportati segni di scasso o forzature e che non è stato denunciato alcun furto di oggetti”.
Fatto questo chiarimento, “non possiamo non prendere le distanze da ciò che è avvenuto nella scuola, in quanto, pur avendo occupato, ci assumiamo le responsabilità di qualsiasi azione compiuta seppur sbagliata”, sottolineano gli studenti ribadendo che “nessuna forma di violenza su persone o cose ci appartiene come modo di manifestare”.
“Per questo motivo – vanno avanti – per quanto nessuno di noi fosse a conoscenza dell’esistenza di 50 badge del valore di sei euro l’uno o sappia dove siano ora, ci scusiamo per la loro sparizione”.
“Crediamo che accusare gli studenti del furto o pensare che avessimo come obiettivo entrare in una stanza contenente i documenti di studenti fragili, sembra dimostrare ulteriormente come nella nostra scuola, non ci sia alcun desiderio di avere un dialogo o di credere in noi in quanto studenti con un impegno politico, ma soltanto cercare motivi per screditarci e farci apparire quelli che non siamo agli occhi dell’opinione pubblica”.
I Collettivo ribadisce le “rivendicazioni” alla base dell’occupazione e chiede “alla comunità scolastica intera di concentrare l’attenzione di queste”. Rivendicazioni che gli studenti hanno spiegato in una lettera rivolta al ministro Giuseppe Valdidara, al dirigente scolastico Paolo Pedullà e alla stampa, dopo aver appreso delle sanzioni ritenute “no educative, ma punitive”.
“Mentre le istituzioni si complimentano a vicenda per la tutela dell’ordine democratico, quanto detto e fatto da loro fino ad ora risulta estremamente autoritario”, sostengono. “Tuttavia una scuola democratica che tanto viene decantata, è quella cui noi aspiriamo e per cui ci siamo sempre impegnati”, sottolineano per poi ricordare i punti cardine della “piattaforma politica proposta.
“Crediamo che sia necessario avere una scuola transfemminista aperta alle esigenze di tutte e tutti, che sia inclusiva e accessibile da ogni punto di vista”, spiegano. Una scuola “che si curi anche della salute mentale di ogni studente e che non lasci indietro chi non ha gli strumenti per potervi accedere”.

