Il lessico dell’emergenza, seconda edizione aggiornata
Glossario semiserio della pandemia che affligge la lingua italiana ulteriormente aggiornato
a cura di Alfredo Ligori
Questo glossario dei termini più ricorrenti in tema di Coronavirus è stato redatto, e via via aggiornato, nella speranza che i nostri abbonati, leggendolo, siano indotti a riflettere sul lessico – spesso infarcito di forestierismi – attualmente usato da addetti ai lavori, politici e giornalisti. Ma non solo su quello.
Codice-19
Lo stesso che Covid-19, variante giornalistica forse dovuta all’errata interpretazione della sigla , dove “Co” sta per corona, e non per “codice”, “vi” per virus, “d” per “desease” (malattia) e “19” per 2019.
Sintomatologia
Spossatezza, tosse secca persistente, starnuti, naso che cola, difficoltà respiratorie e febbre, il sintomo che forse allarma di più. Febbre, peraltro, temuta anche presso gli antichi Romani, che addirittura si erano inventati un’apposita divinità da invocare all’occorrenza: Febris, appunto, il cui nome può essere interpretato sia come “portatrice di morte”, sia come “purificatrice”. A Roma esistevano ben tre templi a lei dedicati, nei quali si usava offrirle dei sacrifici in occasione dei Lupercalia, le festività in onore di Fauno lupercus (protettore del bestiame dall’attacco dei lupi), che si celebravano nei giorni “nefasti” di febbraio, ossia tra il 13 e il 15.
Pandemia
Epidemia diffusa in vastissimi territori o in interi continenti. L’Organizzazione mondiale della sanità se l’è presa comoda prima di decidersi a dichiararla ufficialmente e, per questo, è stata accusata di eccessiva cautela. Sarebbe forse cambiato qualcosa se fosse stata più tempestiva?
Droplet
Le microgoccioline emesse mentre si parla, si tossisce o si starnutisce. Il termine, proprio del linguaggio specialistico, è stato inizialmente adottato dai mass media ma, poiché è risultato di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, è caduto rapidamente in disuso.
Termoscanner
Dispositivo elettronico che consente di rilevare istantaneamente la temperatura corporea, che ovviamente non basta per diagnosticare l’infezione: è necessario il tampone. Il termoscanner serve per allertare, e non per diagnosticare: sostituisce un comunissimo termometro.
Triage
In un ospedale, la scelta e lo smistamento dei pazienti più bisognosi di cure. Si tratta di un prestito dal francese che è subito attecchito in campo sia specialistico che massmediatico, sebbene in italiano esistano almeno due termini equivalenti (quelli citati) di facile comprensione.
Terapia intensiva
Reparto ospedaliero in cui si somministrano cure intense a pazienti gravi. Attualmente si sta affermando la sua declinazione al plurale, ma con riferimento alle strutture nelle quali essa si pratica, e non già alle prestazioni sanitarie. La stessa cosa sta succedendo per pronto soccorso (pronto soccorsi o pronti soccorsi). Osservazioni linguistiche a parte, preme sottolineare che, soprattutto quando l’epidemia ha raggiunto il picco, i posti letto riservati alla terapia intensiva, in molti ospedali, sono risultati drammaticamente insufficienti rispetto all’esorbitante numero di pazienti ricoverati in codice rosso. E questo lo si deve anche ai pesanti tagli operati alla sanità pubblica negli ultimi anni.
Usca
Sono le “Unità Speciali di Continuità Assistenziale”, cioè le squadre di giovani medici incaricati di curare a domicilio i pazienti che sono risultati positivi al Coronavirus, ma che non necessitano di ricovero ospedaliero. Un’altra sigla – di non facile interpretazione – che si aggiunge alla nutrita schiera di quelle con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente. Una in più, una in meno…
Picco
In questa accezione, il massimo livello raggiunto da un’epidemia.
Plateau
In francese, altopiano, pianoro; in italiano, indica anche, ma non solo, il livello più alto e stabilizzato di un’epidemia. Lo si potrebbe sostituire benissimo con la locuzione “picco consolidato”, che tuttavia non si usa: forse perché più lunga e meno elegante di plateau ?
Trend
Andamento complessivo di un determinato fenomeno, orientamento e, soprattutto, tendenza, che è il termine italiano più appropriato. E, allora, perché non utilizzarlo?
Spillover
Termine inglese che propriamente significa “traboccamento”, ma che, in microbiologia, indica il passaggio di un agente patogeno da una specie ad un’altra. Un anglicismo che, per la verità, da noi non è molto diffuso, ma che viene puntualmente registrato nei più accreditati dizionari della lingua italiana.
Tampone molecolare
È lo strumento più idoneo a diagnosticare il Coronavirus. Consiste nel prelievo – mediante un bastoncino cotonato – di materiale organico dalle prime vie respiratorie, da analizzare successivamente in laboratorio. Purtroppo, sono mancati spesso sia i tamponi che i reagenti chimici necessari per effettuare le analisi. A proposito, qualche medico usa il verbo tamponare nell’inedita accezione di “sottoporre a tampone”. I carrozzieri sono avvisati.
Test rapidi
Oltre al classico tampone rinofaringeo, attualmente esistono altri test, che sono più rapidi e meno costosi, ma anche meno attendibili:
– il tampone rapido, denominato anche test antigenico perchè è in grado di individuare la prezenza di proteine di superficie del virus, cioè degli antigeni. Se ne può conoscere l’esito in una quindicina di minuti, ma ha un inconveniente: se la carica virale del soggetto è piuttosto bassa, il test potrebbe non rilevare l’infezione in atto;
– il test sierologico pungidito, che rileva la presenza, nel sangue, degli anticorpi prodotti dall’organismo in risposta all’infezione. Anche questo test fornisce il risultato in tempi brevi, è meno costoso degli altri, ma anche meno attendibile.
Inoltre, sono disponibili i test salivari che rilevano le tracce del virus presenti, appunto, nella saliva. Possono essere di due tipi:
1) test salivare molecolare, che individua il materiale genetico del virus e che richiede un accurato esame di laboratorio;
2) test salivare antigenico, che individua le proteine di supeficie del virus e che può essere elaborato in una decina di minuti. Tuttavia, la sua precisione è piuttosto bassa e, al pari di altri test rapidi, necessita di ulteriori miglioramenti tecnici prima di essere somministrato su larga scala.
Asintomatici
Soggetti che hanno contratto il Covid, ma che non manifestano sintomi ad esso associati, quali febbre, tosse, ecc. Anche se non sempre trasmettono ad altri la malattia, sono generalmente considerati quasi alla stregua degli untori, che nel ‘500 e nel ‘600 erano accusati di diffondere intenzionalmente la peste.
Positivo/negativo
Sono due aggettivi il cui significato è stato completamente ribaltato con l’avvento del Covid. Infatti, positivo ha assunto una connotazione negativa (essere positivo significa aver contratto la malattia), mentre negativo è diventato sinonimo di immune, sano. E questo a conferma, ove ce ne fosse bisogno, che la lingua è in continua evoluzione.
Variante inglese
Che il Coronavirus potesse mutare nel tempo lo sapevamo già, lo avevano messo in conto tutti indistintamente i virologi. Infatti, sono state individuate parecchie varianti sparse nel mondo (brasiliana, sudafricana, spagnola, ecc.), ma quella che è balzata agli onori della cronaca è la variante inglese, un nuovo ceppo che attualmente sta interessando – oltre all’Inghilterra – l’Olanda, il Belgio, la Danimarca e, limitatamente, anche l’Italia. Questa variante è più contagiosa delle altre – colpisce soprattutto i soggetti di età inferiore ai 60 anni – e forse è anche più letale. Quando si dice che tutto il mondo è paese.
Screening
Protocollo di indagini diagnostiche a tappeto, finalizzate a identificare i soggetti a rischio di una specifica malattia. Il termine, proprio del linguaggio scientifico, corrisponde all’espressione italiana “indagine di massa”, che tuttavia è poco usata perchè screening è un anglicismo ormai ben acclimatato nella lingua italiana.
Screenare
È un discutibile (giusto per usare un eufemismo) neologismo angloitaliano, derivato da to screen : letteralmente “vagliare, passare al setaccio”. È usato prevalentemente, se non esclusivamente, dagli addetti ai lavori, quali medici, virologi, infettivologi, ecc. Att.! Da non confondere coll’italianissimo “scrinare”, che significa “acconciarsi i capelli” oppure “tagliare i crini, specialmente ai cavalli”.
Cluster
In medicina, con questo termine inglese si designano due o più soggetti contagiati da uno stesso ceppo virale (nel nostro caso, il Coronavirus), ma individuati al di fuori delle aree in cui sono presenti dei focolai. Eppure, l’italiano “grappolo” (o anche “gruppo”), che è l’equivalente di cluster, rende appieno il concetto. Certo, sappiamo bene che l’inglese è la lingua internazionale in ambito scientifico e nessuno, al di là delle Alpi, capirebbe il significato di “grappolo”; ma chi o che cosa vieterebbe ai nostri medici e scienziati di usarlo al di qua dei patri confini, favorendo così la chiarezza e la semplicità di linguaggio?
Indice “RT”
Da leggersi “R con T”, è un parametro utilizzato per misurare la trasmissibilità potenziale di una determinata malattia infettiva. In pratica, indica il numero medio di persone che possono essere contagiate da un singolo individuo infetto. Secondo il Ministero della salute, è importante perchè consente di valutare l’efficacia delle misure adottate per contenere la diffusione del Coronavirus; a parere di alcuni virologi, invece, sarebbe poco affidabile nell’attuale fase post-confinamento per tutta una serie di motivi tecnici che in questa sede ci asteniamo dall’esaminare per non tediare il lettore. Non c’è che dire, sono sempre i virologi a recitare la parte del bastian contrario. A torto o a ragione.
Terza ondata
È data per certa dai virologi, infettivologi e immunologi che si lasciano intervistare in televisione o sui giornali. E gli scenari che si prospettano sono quantomeno preoccupanti. Incrociamo le dita!
Sanificazione
Trattamento di impianti, ambienti, uffici, stabilimenti, ecc. per assicurarne o migliorarne l’igiene. Il termine sta soppiantando altri sinonimi – quali disinfestare, disinfettare, sterilizzare, igienizzare -, ritenuti più riduttivi o meno significativi.
Vaccino
È sicuramente l’arma vincente contro il virus, checchè ne pensino i no vax. In Italia, come negli altri Paesi dell’UE, la campagna di vaccinazione è iniziata il 27 dicembre e proseguirà per tutto il 2021. Il primo vaccino ad essere somministrato sarà quello prodotto dall’azienda americana Pfizer, regolarmente autorizzato dalle autorità competenti, che lo hanno giudicato sicuro ed efficace. Presto sarà disponibile un secondo vaccino – ma altri sono in dirittura d’arrivo, come l’inglese AstraZeneca e l’italiano ReiThera ( sì, anche noi siamo della partita!) -, che è stato messo a punto da Moderna, un’altra azienda americana. A giudizio degli immunologi, entrambi garantiscono una immunità sterilizzante e una adeguta protezione dagli effetti più gravi del Covid-19; non solo, ma dovrebbero (il condizionale è d’obbigo) impedire anche a chi è contagiato di trasmettere ad altri la malattia. In Inghilterra, è già stata avviata la sperimentazione di un farmaco, basato sugli anticorpi monoclonali, che immunizzerebbe dal virus per almeno sei mesi. Se così fosse, potrebbe costituire una valida alternativa al vaccino, anche se di gran lunga più costosa e quindi non alla portata di tutti. Finalmente si intravede un raggio di sole che squarcia le fosche nubi che per mesi hanno ottenebrato le nostre menti. Concludendo il discorso di fine d’anno che tradizionalmente rivolge agli Italiani, il presidente della Repubblica ha detto: “Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere per tutti”. Parole sagge.
Processare
Mentre nel linguaggio giuridico significa “sottoporre a processo penale, civile, ecc.”, in quello medico-scientifico assume la diversa accezione di “sottoporre ad analisi, analizzare”. Per esempio, l’espressione “Oggi sono stati processati 200.000 tamponi” significa che i tamponi effettuati e analizzati sono stati 200.000.
No vax
Sono gli irriducibili nemici dei vaccini, di tutti i vaccini, perchè ritengono che possano causare pericolosi effetti collaterali, malattie autoimmuni e, addirittura, diverse forme di disabilità, quali, per esempio, l’autismo. L’antivaccinismo non è un fenomeno recente, ha radici che risalgono a ben due secoli fa, ma è stato amplificato dall’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione di massa ed ha fatto proseliti persino tra i medici, che invece dovrebbero essere i più convinti assertori dell’efficacia e dell’innocuità dei vaccini. Infatti, la scienza ci dice che proprio i vaccini sono un indispensabile strumento di prevenzione della salute, spesso l’unico a disposizione. Noi aggiungiamo che sono anche un atto d’amore verso i familiari e di altruismo verso la collettività.
Caso zero
Il paziente zero, cioè il “caso primario” o il “caso indice” di una determinata malattia. Una volta dilagata l’epidemia, virologi e infettivologi si sono affannati a cercarlo per mari e per monti, senza tuttavia riuscire a trovarlo Ma, se l’avessero trovato, sarebbe servito a qualcosa, visto che i buoi erano già scappati dalla stalla?
Distanziamento sociale
Probabilmente tradotto pari pari dall’inglese social distancing, è l‘insieme delle azioni – non terapeutiche – tese a contrastare e, possibilmente, azzerare la diffusione dell’infezione. Commentando la locuzione adottata dal Governo, l’illustre linguista Francesco Sabatini ha eccepito che il distanziamento, più che sociale, è personale, individuale e che, comunque, sarebbe stata di più facile e immediata comprensione l’espressione “distanza di sicurezza”. Come dargli torto?
Lockdown
Isolamento, confinamento, blocco o, come suggerisce il Sabatini, serrata, coprifuoco. Il termine, di origine americana, indica il divieto di allontanarsi dal proprio domicilio – se non per giustificati motivi – allo scopo di contenere il contagio da Coronavirus. Ha ricevuto subito un’ottima accoglienza presso gli addetti ai lavori, i giornalisti e la gente comune, tanto che ormai sta scalzando i corrispondenti termini italiani. E questo a dimostrazione, ove ce ne fosse bisogno, del fatto che gli Italiani sono degli incorregibili esterofili.
Assembramento
È un termine che ricorre frequentemente nelle cronache giornalistiche e il cui significato è noto a tutti: riunione occasionale di persone all’aperto, affollamento, calca in genere. Sì, ma quante persone concorrono a formarlo? Per assembramento le vigenti disposizioni anti Covid intendono qualsiasi incontro tra più di due persone che non osservino la prescritta distanza di sicurezza di almeno un metro, sia all’aperto che al chiuso. Non sono considerati assembramenti le file davanti ai negozi, alle fermate dei bus o in altri luoghi, a condizione però che sia possibile mantenere la suddetta distanza di sicurezza. Bisogna fare attenzione perchè, per i tragressori, le multe sono salate.
Mascherine
Sono dei “dispositivi di protezione individuale” e vengono classificate in funzione del loro potere filtrante (FFP1,FFP2,FFP3), anche se qualcuno, più sbrigativamente, preferisce distinguerle in “egoiste, altruiste e intelligenti”. Non appena dilagata l’epidemia, sono diventate praticamente introvabili, con la conseguenza che il loro prezzo è lievitato a dismisura e si sono moltiplicate le speculazioni. Poi il Governo le ha rese obbligatorie, calmierandone il prezzo (meglio tardi che mai!). Alcuni virologi sostengono che non sono il toccasana, soprattutto quelle fai-da-te, spesso confezionate con materiali non idonei. Comunque, sempre meglio di niente.
Curiosità : alcune di esse, dal profilo sporgente, sembrano la versione riveduta e corretta delle maschere – anticamente indossate dai medici veneziani per proteggersi dalle pestilenze – che avevano il naso esageratamente pronunciato (a becco), imbottito di teriaca, un miscuglio di una cinquantina di erbe, carne di vipera polverizzata, mirra, miele e cannella, tutte sostanze ritenute in grado di neutralizzare gli agenti infettivi.
Quarantenare
Disporre la quarantena, cioè l’isolamento temporaneo, per una persona che sia venuta in contatto con soggetti affetti dal virus. È un neologismo recentemente introdotto nella lingua italiana e che , per il momento, resta confinato nell’ambito sanitario.
Coprifuoco
Inevitabilmente evoca scenari di guerra che mai ci saremmo aspettati in tempo di pace, anche se quello che stiamo combattendo è un conflitto all’ultimo sangue contro un nemico subdolo perchè invisibile, eppure micidiale e spietato. In Italia, l’ultimo coprifuoco, quello che, insieme all’obbligo di restare tappati in casa, imponeva anche il divieto di accendere luci e fuochi nelle ore notturne, risale al 1945, alla vigilia della Liberazione; poi, per 75 anni, se ne erano perse le tracce, ora è ricomparso d’incanto. Ma, questa volta, non saranno certo le truppe americane a liberarci dal flagello, dovremo farcela da soli e molto dipende dal comportamento che ciascuno di noi assumerà.
Contact tracing
Letteralmente “tracciamento dei contatti”, è la ricerca delle persone contagiate dal virus per isolarle e curarle. Si tratta di una locuzione presa a prestito dall’inglese e mai adoperata prima che insorgesse l’epidemia. Serve solo a chi abbia voglia di fare sfoggio di poliglottismo.
Le “tre t”
La regola delle “tre t”, nelle intenzioni di chi l’ha concepita, servirebbe a circoscrivere i piccoli focolai di infezione, altrimenti destinati ad espandersi e moltiplicarsi a dismisura. È la stessa Organizzazione mondiale della sanità a raccomandare di seguirla, ritenendola una strategia molto efficace nella lotta al Coronavirus. In che cosa consiste? È presto detto: testare quante più persone possibile tramite tamponi e test sierologici; tracciare, con app e altri strumenti idonei, i contatti dei soggetti positivi allo scopo di rintracciare e isolare quelli contagiati; trattare gli ammalati in ospedale o a domicilio. È proprio quello che si sta facendo – o, meglio, tentando di fare -, con la consapevolezza che non tutto dipende dall’ impegno degli operatori sanitari, che si stanno prodigando al di là di ogni legittima aspettativa; occorre anche la fattiva collaborazione dei cittadini, nessuno escluso. Sperando sempre che “Dio ce la mandi buona”.
App “Immuni”
È un’applicazione – da installare volontariamente sul telefono cellulare – che consente alle autorità sanitarie di tracciare e monitorare costantemente i soggetti risultati positivi al tampone per la diagnosi del Coronavirus, allo scopo di verificare con quali altre persone siano eventualmente venuti in contatto. È una strategia ritenuta estremamente efficace dai virologi per combattere la malattia, anche se comporta dei rischi per la privacy. Qualche sacrificio bisognerà pur farlo. Per il bene di tutti.
Device
In italiano, congegno, dispositivo (generalmente elettronico). Perché non usare uno di questi due termini al posto di quello inglese?
Immunità di gregge
In medicina, indica la capacità di una determinata comunità di resistere all’attacco di un agente infettivo, al quale la maggior parte dei soggetti risulta immune, in modo spontaneo oppure in seguito alla somministrazione di uno specifico vaccino. Ma perchè “immunità di gregge” e non invece “immunità di massa (o di gruppo)”? Forse perchè dalla medicina siamo considerati alla stregua di docili pecorelle? Checco Zalone, che sa cogliere da par suo il lato comico anche delle sventure, ne ha fatto oggetto di una esilarante canzone, il cui ritornello così recita:
“Arriverà / L’ immunità di gregge / La pecora più bella sarai tu / Amore mio / Vedrai, tutto andrà bene / E l’ultimo tampone / Sarò io per te”.
Virologi, immunologi e infettivologi
Sono medici o biologi che normalmente studiano i virus per debellarli, ma che di questi tempi sono impossibilitati a farlo perché ingaggiati a tempo pieno dalle varie emittenti televisive, che fanno a gara per assicurarsi i loro autorevoli pareri (che, peraltro, non sono sempre concordanti).
Dialetti
Ilaria Capua, virologa nota al grande pubblico perchè spesso ospite di programmi televisivi, sul Corriere della sera di qualche giorno fa ha affermato che alcuni dialetti – quali il toscano e il calabrese – potrebbero risultare più pericolosi di altri nella trasmissione del virus perchè coloro che li parlano, aspirando determinati fonemi, diffonderebbero un maggiore volume di goccioline nell’ambiente circostante. Vuol dire che, fra le altre cose, dovremo stare attenti anche alle inflessioni dialettali dei nostri interlocutori?
Modello sanitario lombardo
Alla prova dei fatti, si è rivelato non del tutto adeguato alla gravità della situazione e, se non è crollato, si è quantomeno incrinato il mito della sua efficienza, tanto decantata sia dalla politica che dalla stampa. Addirittura è stato un ospedale del Sud, il “Cotugno” di Napoli che, a detta di molti, si è aggiudicato la palma dell’eccellenza durante la prima ondata. Qualche volta, anche gli eroi piangono.
Case di riposo
Altrimenti denominate “residenze sanitarie assistenziali”, sono sotto la lente della magistratura perché molte di esse , da Nord a Sud, sono diventate dei micidiali focolai di infezione, trasformandosi spesso in veri e propri lazzaretti di manzoniana memoria. Corsi e ricorsi della storia.
Fosse comuni
Destinate alla tumulazione di più cadaveri, sono state scavate nel Bronx, il famigerato quartiere di New York, nello stesso luogo dove normalmente vengono seppelliti i senzatetto, i poveri e gli sconosciuti all’anagrafe. È proprio il caso di dire: cose dell’altro mondo.
Task force
In questa accezione, gruppo di di tecnici cui è affidato il compito di far fronte a situazioni di emergenza. Una, tra le tante messe in campo dal Governo, è quella alla quale è stato affidato il compito di individuare tempi e modi per la cosiddetta “fase due”, cioè per la ripartenza graduale delle attività produttive. La locuzione, presa a prestito dall’inglese e generalmente usata nel gergo militare, ben si adatta al clima bellico che stiamo vivendo. Speriamo che, passata l’emergenza, si ripristinino le consuete e forse meno pletoriche commissioni.
Cabina di regia
Stando al dizionario della lingua italiana, l’espressione indica semplicemente il locale insonorizzato dal quale il regista dirige i programmi radiotelevisivi. In ambito politico, invece, designa l’organismo – denominato anche “stanza dei bottoni” e formato da tecnici, manager, ecc. – cui è affidato il compito gestire situazioni complicate oppure dirimere controversie e individuare soluzioni condivisibili. In passato, vi hanno fatto ricorso diversi leader del centro-destra, come del centro-sinistra; pure il presidente Conte avrebbe desiderato utilizzarla per la programmazione del recovery plan, ma la decisa opposizione di una componente della stessa maggioranza gli ha fatto cambiare idea. D’altronde, sono in molti a ritenere che task force e cabine di regia siano dei comodi espedienti per scaricare su altri le proprie responsabilità.
Commissario straordinario
Le stesse considerazioni valgono anche per il Commissario straordinario al quale il Governo ha affidato il compito di “attuare e coordinare le misure di contenimento e di contrasto dell’epidemia da Covid-19”. In particolare, deve provvedere all’acquisizione e alla distribuzione di farmaci, vaccini, apparecchiature e dispositivi medici e di protezione individuale, nonchè al potenziamento delle strutture ospedaliere, specialmente dei reparti di terapia intensiva. Come si vede, tutte incombenze che istituzionalmente competono allo Stato o alle Regioni, ma che si è preferito demandare ad una sola persona, libera di fare e disfare a proprio piacimento.
Conferenza stampa
È una delle attività preferite dal presidente del Consiglio, che non perde occasione per arringare gli italiani e, talvolta, anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, cioè per regolare i conti con l’opposizione.
Infodemia
Dall’inglese infodemic , è un neologismo che indica la quantità eccessiva di informazioni, talvolta neppure accuratamente verificate, relative ad un fenomeno. Nel caso del Coronavirus, un vero e proprio bombardamento mediatico, che ha contribuito non poco ad aumentare l’angoscia delle persone recluse in casa, e perciò inevitabilmente indotte a guardare la televisione e leggere i giornali per ingannare il tempo e scacciare la malinconia.
Regioni
Come se non bastassero tutti i lacci e laccioli imposti dai vari decreti che si sono succeduti dal 4 marzo in poi, anche alcune Regioni non hanno resistito alla tentazione di emanare loro ordinanze, talvolta in contrasto con i provvedimenti governativi. La solita Italia dei cento campanili.
Smart working
Attività lavorativa svolta al di fuori dell’abituale luogo di lavoro e generalmente caratterizzata dall’ assenza di vincoli spaziali e/o temporali. Si tratta di una locuzione (generalmente pronunziata in maniera errata) impropriamente usata perché gli Inglesi chiamano remote working il lavoro prestato da remoto; invece, per smart working intendono una modalità di lavoro flessibile, caratterizzata dall’impiego di tecnologie e strumenti idonei a rendere il lavoro più funzionale e, quindi, più intelligente (smart, appunto). In italiano, su suggerimento dell’Accademia della Crusca, la corrispondente espressione adottata è “lavoro agile”, ma quello che stiamo sperimentando in questo periodo non è affatto il lavoro agile, o intelligente che dir si voglia: è semplicemente il “lavoro da remoto” o “lavoro a distanza”. Insomma, un bel pasticcio.
Smartabile
È l ‘ultimo dei neologismi di matrice inglese che recentemente ha fatto il suo ingresso nel già vasto panorama dei termini strettamente connessi all’epidemia. Com’è facile intuire, è un aggettivo a sua volta derivato da un altro aggettivo (smart, intelligente), che evidentemente si riferisce al lavoro da remoto e che, letteralmente, significa “lavorabile a distanza”. D’ora in avanti, dovremo abituarci a sentire espressioni del tipo “pratica smartabile”, “ lavoro smartabile”, e così via. E non dovremo neppure stupirci se, prima o poi, a qualcuno verrà in mente di coniare anche il sostantivo “smartabilità” (ammesso che non esista già). Chi più ne ha più ne metta.
Resilienza
In psicologia, la capacità di affrontare un evento stressante o traumatico che provoca profonda sofferenza, riuscendo a superarlo e ad uscirne più forti di prima. Non è facile, ma dovremo sforzarci di diventare tutti resilienti.
Autocertificazione
Stante l’emergenza, il cittadino deve dichiarare – in un apposito modulo più volte modificato – il motivo per il quale ha necessità di spostarsi dal proprio domicilio, pena una pesante sanzione pecuniaria. Figuriamoci se potevamo non cogliere al volo l’occasione propizia per burocratizzare anche una tragedia. Ma si sa, noi Italiani siamo condannati ad annegare nel mare magnum delle carte e cartuscelle.
Mes
“Meccanismo europeo di stabilità”, meglio noto come fondo salva-Stati. È uno strumento di pronto soccorso economico per i Paesi membri dell’UE che ne facciano richiesta. Si tratta di un prestito decennale (circa 36 miliardi di euro per l’Italia) ad un tasso di interesse molto basso, addirittura negativo se restituito dopo sette anni. Attenzione, però, può essere utilizzato esclusivamente per far fronte alle spese sanitarie sostenute a causa dell’epidemia, o comunque ad essa legate. In Italia, la politica è divisa: l’opposizione è nettamente contraria, parte della maggioranza è favorevole, il Governo tentenna. Staremo a vedere.
Patrimoniale
Imposta che colpisce il patrimonio, sia mobile che immobile, per finanziare servizi che lo Stato o gli Enti locali forniscono alla collettività. Coloro che sono favorevoli sostengono che sia uno strumento di giustizia sociale in tempi di crisi, quando i ricchi sono chiamati ad aiutare i poveri; i suoi detrattori, invece, la considerano ingiusta perché tassa per la seconda volta un patrimonio già assoggettato a prelievo fiscale. Entrambe le posizioni non sono prive di fondamento. Dipende dai punti di vista.
Recovery fund
Letteralmente “fondo di recupero”, è lo strumento messo in campo dall’UE per sostenere l’economia degli Stati membri colpiti dalla pandemia e dalla crisi che ne è conseguita. Il fondo verrà finanziato attraverso l’emissione di titoli comuni europei, i cosiddetti recovery bond, che saranno garantiti dalla stessa UE. All’Italia sono destinati ben 81,4 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 127,4 miliardi di prestiti. Riusciremo a spenderli e , soprattutto, a spenderli bene?
Recovery plan
Letteralmente “piano di recupero”, è l’insieme dei progetti che ciascuno Stato membro dell’UE deve presentare alla Commissione europea per poter accedere ai finanziamenti del recovery fund. Il Governo italiano ha individuato sei “missioni” che riguardano determinate aree di intervento, prima fra tutte la transizione verde e digitale del Paese. Ma non basta, ora dovrà elaborare, e presentare in tempo utile, un dettagliato piano di spesa per la concreta realizzazione dei relativi progetti, pena la perdita dei finanziamenti comunitari. Che sarebbe una iattura non solo per noi, ma anche per le future generazioni.
Sure
Non sono i capitoli di cui si compone il Corano, è l’acronimo spurio di State sUpported shoRt-timE work, lo strumento comunitario che aiuta i lavoratori a non perdere il lavoro e le aziende a non chiudere i battenti. Una sorta di cassa integrazione europea. Sure è un aggettivo che in inglese significa sicuro e che ben compendia il concetto sotteso all’iniziativa.
Paesi frugali
Sono Austria, Olanda, Svezia e Danimarca. Più che frugali, forse sarebbe meglio definirli rigoristi perchè ritengono che l’Unione Europea debba essere oculata, parsimoniosa e soprattutto rigida nella concessione dei benefici del recovery fund ai Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia. In particolare, osteggiano risolutamente i contributi a fondo perduto, preferendo di gran lunga i prestiti ad interesse agevolato. Anche perchè la stessa Unione Europea dovrebbe emettere nuovo debito per sostenere economicamente Nazioni, quali Italia, Grecia e Spagna, che potrebbero facilmente dissipare le risorse ricevute (il che non è da escludere a priori), facendo pesare i relativi oneri anche sui conti dei Paesi più virtuosi. Di qui la spaccatura in seno al Consiglio europeo. Quando ci sono di mezzo gli interessi nazionali, la solidarietà spesso e volentieri va a farsi benedire. Insomma, l’Europa di sempre.
Flash mob
Incontro di più persone in un determinato luogo per inscenare un’azione insolita, quale quella cui da tempo assistiamo quotidianamente e che impegna estemporanei cantanti e suonatori nell’esecuzione di canzoni con l’ausilio di strumenti spesso improvvisati, come pentole, mestoli, fischietti , trombette, ecc. È anche questo un modo per eludere la solitudine e lanciare un messaggio di speranza.
Pranzo sui balconi
Rimarrà a lungo impressa nelle nostre menti l’immagine di quelle due famiglie che, abitando in due appartamenti contigui dello stesso palazzo, hanno pensato bene di sistemare un’asse di legno sulle ringhiere dei rispettivi balconi, quindi hanno apparecchiato l’improvvisata tavola e si sono messe a pranzare in allegria. Così facendo, hanno sicuramente aggirato le ferree disposizioni vigenti, ma almeno ci hanno strappato un sorriso, cosa rara di questi tempi.
“Panaro” solidale
Paniere contenente generi di prima necessità, comparso a Napoli durante l’epidemia e recante la scritta: “Chi ha metta, chi non ha prenda”. Che la dice lunga sulla generosità dei napoletani.
Tennis sui tetti
Ha fatto il giro del mondo il video con le due ragazzine liguri che allegramente giocavano sui terrazzi delle loro case, divise da una strada. Ne ha parlato persino la presidente della Commisione europea che le ha definite “ simbolo di resistenza alle difficoltà e capacità di reagire”. Poi, come spesso capita in questi casi, un’importante azienda del settore alimentare ha colto la palla al balzo (l’espressione calza a pennello) e ha fatto realizzare uno spot per la televisione, con la partecipazione di Roger Federer, l’asso mondiale del tennis, ripreso mentre palleggia con le due tenniste in erba. Miracoli della pubblicità.
Serenata in ospedale
Ha destato unanime simpatia ed emozione il gesto di un attempato ex alpino che, con tanto di cappello piumato, fisarmonica e sgabello al seguito, ha suonato un’allegra serenata nel cortile dell’ospedale dove era ricoverata la moglie, affetta dal Covid e pertanto impossibilitata a ricevere visite. Ha voluto così testimoniarle tutto il suo affetto ed esprimerle l’augurio di una pronta guarigione, che purtroppo non c’è stata. Pochi giorni dopo, il virus se l’è portata via, dimostrando, ancora una volta, di non avere pietà per nessuno.
Spesa sospesa
Spesa, presso un negozio di generi alimentari, offerta da un donatore anonimo ad una persona bisognosa. Ricalca il famoso “caffè sospeso”, sempre inventato dai napoletani. E chi altri avrebbe potuto farsi venire una simile idea?
Medici e infermieri
Alcuni non hanno esitato a definire eroi quelli che hanno sacrificato la vita per salvare quella dei loro pazienti, altri li hanno considerati semplicemente dei professionisti coscienziosi, ligi al proprio dovere. Chi ha ragione? Difficile stabilirlo, anche perché non esiste una linea netta di demarcazione tra virtù ed eroismo. Sta di fatto che, in molti casi, sono stati mandati allo sbaraglio, a combattere a mani nude contro un nemico agguerrito e quanto mai aggressivo. E, tuttavia, non si sono tirati indietro, prodigandosi in tutti i modi. Come li avremmo definiti se, invece di medici e infermieri, fossero stati dei soldati spediti al fronte sprovvisti di armi ed equipaggiamento adeguati?
Sempre con voi
È il fondo che, promosso e finanziato dalla famiglia Della Valle in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, si avvale anche delle donazioni di privati cittadini. È destinato ad aiutare le famiglie di medici, infermieri e altri operatori sanitari morti in attività di servizio e a causa del Covid. Un encomiabile gesto di gratitudine verso chi non ha esitato a mettere a repentaglio la propria vita per rendersi utile agli altri.
Sacerdoti
Anche se non hanno goduto della stessa attenzione mediatica riservata a medici e infermieri caduti sul posto di lavoro, sono numerosi quelli che sono morti per aver contratto la malattia recando il conforto religioso agli ammalati. È per questo che meritano la nostra sincera ammirazione e la nostra umana pietà.
Farmacisti
Alcuni di loro – per fortuna in numero nettamente inferiore a quello di medici, infermieri e sacerdoti – hanno perso la vita prestando un servizio di fondamentale importanza per la nostra salute. Onore al merito!
Slogan
Io resto a casa : mantra ripetuto ossessivamente dai mass media, come se quella di restare chiusi in casa non fosse una scelta obbligata. E poi, dove mai potremmo andare, visto che è tutto sbarrato?
Andrà tutto bene : messaggio eccessivamente ottimistico, diffuso allo scopo di infondere coraggio e ottimismo. Sì, ma vallo a raccontare ai familiari di quelle migliaia di vittime che l’epidemia ha lasciato sul campo.
Ce la faremo : slogan più realistico del precedente. Probabilmente ce la faremo, ma a che prezzo?
Retroscenisti
L’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, sicchè si sono buttati a capofitto nella mischia, formulando le ipotesi più stravaganti e inverosimili, come quella secondo cui il virus sarebbe sfuggito di mano ai ricercatori cinesi di Wuhan.
Data breach
L’Inps, con un suo comunicato, ha recentemente informato gli utenti di avere notificato il data breach al Garante per la protezione dei dati personali… Orbene, premesso che per data breach si intende la violazione dei dati personali che può comportare, tra l’altro, la loro divulgazione non autorizzata, è lecito chiedersi quanti siano gli Italiani – che notoriamente hanno scarsa dimestichezza con le lingue straniere – in grado di decifrare quell’espressione. Ma si sa, anche la burocrazia è stata infettata dal virus del morbus anglicus, che sta progressivamente intaccando il dna della nostra lingua. Ci dobbiamo forse rassegnare a parlare tutti l’ italinglish ?
Stati generali
L’espressione, spesso usata in ambito politico, evoca immediatamente vicende drammatiche studiate sui libri di storia, ma non si riferisce certo ad assemblee congiunte di religiosi, nobili e borghesi; e lo sfondo non sono i lussureggianti giardini di Versailles, ma le altrettanto scenografiche aiole della romana villa Doria Pamphilj. Attualmente, per stati generali si intende una sessione di riunioni aperte a tutti i portatori di interessi collettivi, relativi ad una determinata tematica. Quelli fortemente voluti dal presidente Conte, e i cui lavori si sono protratti per una decina di giorni, sono serviti a formulare proposte e suggerimenti utili a traghettare il Paese fuori dalle secche in cui si trova a causa dell’epidemia, avviandolo verso un percorso di siluppo sostenibile, equo e solidale. Questo l’intento degli organizzatori, mentre i soliti disfattisti sostengono che si è trattato di una narcisistica , quanto inutile, passerella di politici ed esperti. Chi ha ragione? Lo sapremo nei prossimi mesi. Per il momento, possiamo solo augurarci che questi stati generali non siano stati il preludio di nuove sventure, quali quelle patite dai Francesi durante la Rivoluzione del 1789.
Linee guida
Dopo la drastica bocciatura della prima bozza da parte di presidi, docenti e sindacati, è stata varata quella che dovrebbe essere la versione definitiva (anche se, in Italia, si sa, niente è più provvisorio del definitivo). Nel presentarla, la ministra Azzolina ha confermato che, stante la carenza di aule a disposizione, il 15% degli alunni dovranno essere ospitati in cinema, teatri, musei e persino nei parchi pubblici (prospettiva che era stata già fortemente osteggiata dai presidi per le evidenti implicazioni di carattere organizzativo e gestionale). A meno che i 3000 edifici scolastici dismessi e spesso abbandonati non vengano celermente ristrutturati e resi nuovamente fruibili. Ma, anche se ciò avvenisse – e non è affatto scontato che avvenga in tempi brevi -, si dovrebbe comunque ricorrere alla didattica a distanza, complementare a quella in presenza, almeno per le suole secondarie superiori. Nel frattempo, sarà istituito un cruscotto informativo per la segnalazione delle criticitàedilizie che inevitabilmente emergeranno, specialmente durante la fase di avvio del nuovo anno scolastico. E noi che pensavamo che il “cruscotto” fosse soltanto il quadro con gli strumenti di controllo installato sugli automezzi! È proprio vero che la creatività linguistica della burocrazia non conosce limiti.
Per finire, ecco la ciliegina sulla torta. Le linee guida prevedono che, nelle classi, la distanza di sicurezza tra i singoli alunni sia di un metro, misurato però non da banco a banco, ma da rima buccale a rima buccale, locuzione, questa, che è propria della terminologia medica e che la solita Treccani così definisce: “apertura delimitata dalle labbra, a forma di fessura trasversale tra le due guance (buccae)”. Cioè la comunissima bocca. Verrebbe da chiedersi in quale mondo vivano gli estensori dei documenti ministeriali.
Family act
È un disegno di legge – cioè un provvedimento di iniziativa governativa che successivamente dovrà essere approvato dal Parlamento -, il cui obiettivo è quello di sostenere la genitorialità, contrastare la denatalità e conciliare la vita familiare con il lavoro. Tra le diverse misure in esso previste spicca l’assegnazione alle famiglie di un bonus fino al compimento del diciottesimo anno d’età del primo figlio, maggiorato del 20% nel caso di figli successivi. Ma perchè è stata scelta proprio una espressione inglese per denominare una legge sulla famiglia (in inglese, appunto, family act)? Forse per emulare – o compiacere – il fondatore di “Italia Viva” e ago della bilancia dell’attuale Governo, che ha una particolare predilezione per quella lingua, pur masticandola poco? Non bastava il cosiddetto Jobs act, che, guarda caso, ricalca pari pari il titolo di una legge americana voluta da Obama per finanziare le piccole imprese? Come si vede, l’anglofilia ha contagiato anche il presidente Conte, con buona pace dell’Accademia della Crusca, che non perde occasione per stigmatizzare il dilagante uso dei forestierismi. Ma vuoi mettere la ricercata eleganza di un family act con la sciatta banalità di una legge sulla famiglia?
Salvo intese
Formula cui, negli ultimi tempi, sempre più spesso i Governi ricorrono per approvare provvisoriamente un decreto sul quale le diverse componenti politiche sono in disaccordo. Il che, tradotto in termini più espliciti, significa che qualcuno lo sostiene fermamente, mentre qualcun altro lo avversa altrettanto risolutamente. Come dire, si licenzia il provvedimento pur non essendo state raggiunte le necessarie intese, con la speranza che poi si trovi un accordo (o, meglio, un compromesso). Sono gli arcani della politica italiana che il comune mortale non capirà mai.
Rimpasto
In politica, l’avvicendamento di singoli ministri, viceministri e sottosegretari nella compagine governativa. È un espediente al quale si ricorre per evitare le dimissioni dell’intero gabinetto quando insorgono contrasti tra le forze politiche che lo sostengono. Spesso è l’anticamera dello sfaldamento della maggioranza, che tuttavia non sempre comporta nuove elezioni.
Responsabili
Sono parlamentari che militano nelle file dell’opposizione, ma che sono disposti – talvolta non disinteressatamente – a sostenere il Governo. A seconda dei punti di vista, sono considerati benefattori o voltagabbana.
Patto di legislatura
È l’intesa con la quale i diversi partiti che formano la coalizione di Governo si impegnano a sostenerlo per l’intera durata della legislatura. Impegno che però non sempre viene mantenuto.
Raccogliticcio
In politica, è un aggettivo usato in senso spregiativo per qualificare una maggioranza ottenuta raccattando qua e là parlamentari – denominati indifferentemente responsabili, volenterosi o costruttori – che militano negli opposti schieramenti o che comunque non sostengono il Governo. Lo stesso che “racimolato” o “raffazzonato”.
Banchi a rotelle
Più che banchi veri e propri, sono delle comode poltroncine in plastica, dotate di rotelle, braccioli e piano mobile per posarvi libri, quaderni, ecc. Secondo le intenzioni della ministra dell’Istruzione che li ha fortemente voluti, servirebbero per modificare rapidamente l’assetto della classe, creando piccoli gruppi di lavoro, oltre che per facilitare il mantenimento della prescritta distanza di sicurezza tra gli studenti, essendo meno ingombranti dei banchi tradizionali. Sono stati oggetto di satirici, e spesso caustici, commenti di politici, giornalisti e commentatori, che ne hanno evidenziato il costo elevato (Renzi sostiene che sono stati spesi ben 461 milioni di euro) e la scarsa funzionalità dovuta soprattutto allo striminzito piano d’appoggio. Alcuni hanno addirittura espresso il timore che possano incautamente trasformarsi in improvvisate macchinine da autoscontro, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Preoccupazione, questa, cui sarebbe facile obiettare che gli studenti di scuola secondaria superiore (ai quali sono destinati) non sono degli irresponsabili, nè che gli insegnanti sono dei menefreghisti. Ed è proprio a loro che spetta l’ultima parola sull’utilità pratica di questi nuovi arredi scolastici.
Plexiglas o plexiglass?
Tutto nasce dall’idea, attribuita alla ministra Azzolina, di allestire dei divisori in plexiglas tra i banchi delle aule in vista della ripresa delle lezioni a settembre. Com’ era lecito attendersi, Matteo Salvini ha colto al volo l’occasione per attaccarla, sostenendo che “ le famiglie chiedono sorrisi e speranza per i loro figli, non il plexiglas”. Al che la ministra ha prontamente ribattuto: “Non sai neanche come si scrive plexiglass” (con due esse). Apriti cielo, non l’ avesse mai fatto! Subito politici di parte avversa, giornalisti e commentatori si sono buttati a capofitto sulla notizia, scomodando persino l’enciclopedia Treccani, che effettivamente dà ragione a Salvini, che aveva scritto plexiglas con una sola esse. Alcuni hanno calcato la mano, sottolineando che quello era il secondo scivolone dell’esponente pentastellata, dopo la ben nota vicenda dell’ “imbuto” scambiato per contenitore ( “ Lo studente non è un imbuto da riempire di conoscenze”). Sta di fatto, però, che, al di là del tono polemico da maestrina con la puzza sotto il naso usato nella circostanza, la ministra, in fondo, non aveva tutti i torti perchè “plexiglass” si scrive spesso con due esse per traslazione dall’inglese. Anche se questo non giustifica affatto l‘incauta bacchettata della Azzolina che, nel merito, aveva torto per il semplice motivo che non si può correggere qualcosa che non sia errato. Talvolta l’impulsività gioca brutti scherzi.
Software
È certo che, da quando è diventata la nuova inquilina di Viale Trastevere, non gliene va bene una. Questa volta non è stato un “imbuto” o un pannello di “plexiglas” a far inciampare la ministra Azzolina, ma un software di nuova invenzione. Nel corso di una conferenza stampa convocata per illustrare i recenti provvedimenti a sostegno della scuola, ha dichiarato con una punta di orgoglio: “Abbiamo creato un software che ci dice quanti metri quadri misura ogni singola classe”. E subito, in molti si sono chiesti se ce n’era proprio bisogno, visto che, per calcolarne la superficie, basterebbe una semplice operazione aritmetica, senza dover ricorrere a sofisticati marchingegni elettronici. Puntualmente – come spesso succede in questi casi – si sono scatenati gli utenti dei social , dando la stura ai commenti più sarcastici. Ne riportiamo uno per tutti: “ Il nuovo, rivoluzionario software si chiama AREA. Nel caso di aule rettangolari, si applica una formula complicata: lato per lato”. Come dire: l’uovo di Colombo.
L’Italia a colori
Da quando, per contrastare la diffusione del Covid, l’intero territorio nazionale è stato suddiviso in fasce di rischio – diversamente colorate a seconda delle misure, più o meno restrittive, adottate sulla base di ben 21 parametri -, non sono pochi gli Italiani che non sanno più raccapezzarsi tra le cose che si possono fare e quelle vietate. Soprattutto se, come è accaduto in occasione delle fesfe natalizie, si passa ripetutamente da una fascia all’altra nel corso della stessa settimana. Una girandola di colori che può disorientare anche i più avveduti.
Covid
L’Accademia della Crusca ha stabilito – per la verità, con un certo ritardo – che questa sigla, in italiano, deve essere considerata di genere femminile perchè la “d” finale sta per desease, che significa “malattia”, cioè “malattia da Coronavirus”; pertanto, d’ora in avanti, si dovrà dire “la Covid”, e non “il Covid”. Orbene, la precisazione della Crusca non farebbe una grinza se non fosse che desease significa anche “morbo, male”, termini entrambi di genere maschile ed entrambi sinonimi di “malattia”, sicchè nulla vieterebbe di usare Covid anche al maschile. Senza poi trascurare il fatto, di non secondaria importanza, che ormai si è affermato l’uso generalizzato del maschile, e si sa quanto gli Italiani siano restii a cambiare le loro abitudini, anche linguistiche.
Ritorno a scuola
La scuola rischia di precipitare nel caos, ammesso che non ci sia già finita.Tra repentini cambi di direzione del Governo, bizze delle Regioni, proteste degli studenti e dure prese di posizione dei sindacati, non si riesce proprio a individuare la rotta e riprendere la navigazione. E, come se non bastasse, pure i virologi ci mettono del loro, esprimendo pareri non univoci circa le modalità di ripresa delle lezioni: alcuni propendono per la didattica in presenza, altri per quella a distanza. Intanto, aumentano i danni per i diretti interessati.
Ristoro
È il risarcimento parziale che lo Stato corrisponde agli operatori economici maggiormente colpiti dalle misure restrittive anti Covid. Ma perchè il Governo ha scelto proprio questo termine ricercato – che, in questa accezione, il vocabolario Treccani classifica come “antico” o “letterario” – invece del più comune “indennizzo”? Forse perchè si tratta di un semplice ristoro, cioè di un contentino?
Bonus
In tempo di pandemia, per bonus (sostantivo latino entrato nell’italiano attraverso l’inglese) comunemente non si intende tanto la gratifica corrisposta da un ente o da un’azienda ad un proprio dipendente per premiarne la qualità del lavoro svolto, quanto piuttosto un contributo economico elargito dallo Stato per aiutare famiglie, lavoratori e imprese che hanno subito i pesanti contraccolpi del Covid. Se ne contano a decine, da quelli per la ristrutturazione della casa a quelli per l’acquisto dell’automobile, fino a quelli – oggetto degli ironici commenti da parte delle forze politiche di opposizione – per le ferie estive, i monopattini, le biciclette e persino per i nonni. Insomma, parafrasando un noto slogan della RAI, di tutto , di più.
Cashback
Letteralmente “soldi indietro”, è un termine inglese che, in italiano, può essere benissimo tradotto con “ rimborso”, o meglio, come suggerisce il prof. Francesco Sabatini, con “rimborso-premio”. In effetti, consiste in un rimborso statale del 10% delle spese sostenute per acquisti effettuati cashless ( aridaje coll’inglese), cioè utilizzando carte di credito, bancomat, app, ecc. Come si vede, anche i nostri governanti si lasciano sedurre dalla “perfida Albione”.
Buchette del vino
Sono delle finestrelle presenti sulle facciate di molti palazzi antichi di Firenze. Un tempo, erano usate per la vendita diretta del vino – in bicchieri o in fiaschi – ricavato dalle uve prodotte nei vigneti di proprietà delle stesse famiglie nobiliari che li abitavano. Non solo, ma fungevano anche da centri di distribuzione gratuita di beni di prima necessità alle persone bisognose (una sorta di “Caritas” ante litteram). Inoltre, durante le frequenti epidemie di peste, costituivano una efficace misura di prevenzione adottata per la vendita – in relativa sicurezza – di generi alimentari. Recentemente, alcune di esse sono state ripristinate dai commercianti in funzione anti Covid. È l’ennesima dimostrazione che spesso la storia si ripete.
Inglese
Costituisce il tallone d’Achille di politici, giornalisti conduttori radio-televisivi, ecc., che si ostinano ad infiorare i loro discorsi di termini ed espressioni inglesi, talvolta senza neppure conoscerne il significato e, per di più, storpiandone sistematicamente la pronuncia. E pensare che l’inglese da molto tempo è diventata la lingua straniera prevalente in tutte le scuole italiane, sulle quali, peraltro, sarebbe ingeneroso scaricare colpe che evidentemente non possono essere attribuite loro e sulle quali sorvoliamo perchè il discorso sarebbe troppo lungo. La verità è che noi Italiani abbiamo una scarsa propensione per lo studio delle lingue straniere, pur non rinunciando ad usarle disinvoltamente, magari per fare sfoggio di cultura. Meno le conosciamo e più ci ostiniamo a praticarle. Anche per una questione di moda. Nell’Ottocento, la lingua internazionale per eccellenza, nonchè quella d’obbligo nei salotti delle classi privilegiate della società, era il francese, che, però, nel Novecento ha dovuto cedere il passo all’inglese. Non ci sarebbe da stupirsi se, tra non molto, dovesse essere a sua volta rimpiazzato dal cinese (oppure dal russo o dal giapponese). Considerato come gira il mondo attualmente, non solo è probabile che ciò avvenga, è forse inevitabile. Ma non facciamoci illusioni: se non siamo riusciti ad apprendere bene l’inglese, certo non ce la caveremo meglio con il cinese che, per noi, risulta di gran lunga più ostico.
Manifesto
Il parroco di un paesino del Cuneese ha affisso nella bacheca della sua parrocchia un manifesto, listato a lutto, che annunciava la morte dell’anno 2020 (”in Covid”), con tanto di “dispensa dalle visite, dagli assembramenti e da festeggiamenti vari e inutili che potrebbero favorirne il ritorno”. Non contento, ne ha pure celebrato il funerale in chiesa la sera del 31 dicembre. Paese che vai…

