• lunedì , 20 agosto 2018

Immagini della Scienza attraverso le tracce di Italiano assegnate agli esami di maturità (1957-2018)

di Giuseppe Caramuscio

 

Premessa

Ho scelto l’argomento di questo lavoro tenendo presenti le (casuali) opportunità di laboratorio in corpore vivo che il sistema scolastico italiano offre agli insegnanti, quando li chiama non solo a misurare la preparazione degli studenti negli esami conclusivi degli studi secondari, ma anche a essere compartecipi (e concordi) nel comprendere gli orientamenti ministeriali, nel compulsare gli interessi dei ragazzi, nel soppesare il rapporto tra la disseminazione nelle aule e la raccolta dei frutti. In altri termini, mi sono sforzato di sviluppare, sfruttando al meglio la stanca ritualità degli esami cui il conformismo scolastico ci ha abituato, un confronto tra la scuola legale e la scuola reale: nella fattispecie, partendo da problemi concreti, quali quelli sollecitati dalle tracce assegnate per la prima prova scritta degli esami.

 

Criteri e obiettivi della ricerca

Fino alla somministrazione delle prove INVALSI su scala nazionale, gli esami conclusivi dei corsi di studio di scuola secondaria di secondo grado hanno rappresentato l’indicatore per antonomasia dello stato di salute dell’istruzione scolastica italiana (e non solo per la competenza nella lingua madre). Nell’arco dell’ultimo mezzo secolo, gli esami – e di conseguenza le loro peculiari prove – sono stati molto svuotati di significato docimologico e persino pedagogico, sia per loro graduale estinzione ope legis nelle diverse tappe della cronologia scolastica che per l’intrinseca autoreferenzialità del sistema formativo. Si è tuttavia conservata nel patrimonio storico della scuola italiana e nell’immaginario collettivo la tradizione del “compito d’Italiano”, un’espressione rimasta immutata fino ad oggi, anche se nel tempo ha finito con l’indicare differenti tipologie di scrittura. Prova regina della valutazione degli allievi in ogni ordine e grado, da sempre è considerata la rilevazione più attendibile delle competenze nella lingua scritta, combinate con l’attitudine critica ad affrontare argomenti altrettanto trasversali tanto del curricolo quanto del tempo attuale. Le tracce che il Ministero invia ogni anno per l’effettuazione della prima prova dell’esame “di maturità” possono fornire semmai qualche elemento utile se pensate come fonte per la storia della scuola. Si possono interpretare come le richieste esplicite (e le stimolazioni implicite) che il governo centrale della scuola pone alla scuola reale e che determinano le risposte di quest’ultima. La scuola istituzionale rappresenta ancora oggi il luogo più identificabile della divulgazione dei saperi, compreso quello scientifico.

Le riflessioni che seguono sono state sviluppate all’interno di questa logica, che difetta però dell’altra faccia della medaglia, rappresentata dalla risposta studentesca: lo ‘svolgimento’ delle tracce.

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