• martedì , 7 Luglio 2020

La guerra distrugge anche la letteratura

di Antonio Errico

Una delle tante, probabilmente innumerevoli conseguenze di ogni genere di guerra, è la frantumazione, lo sfilacciamento delle storie. All’improvviso è come se nessuno avesse nulla più da raccontare, come se tutte le parole venissero risucchiate dall’angoscia. Si resta con gli occhi affondati nello schermo di un televisore a guardare le immagini nuove o quelle che si ripetono, e le storie sono tutte dentro quelle immagini, sono soltanto dentro quelle immagini che cancellano le altre, le sostituiscono. Non c’è più niente di significativo da dire; qualsiasi cosa che si pensa di dire si rivela immediatamente inutile, banale. In questi giorni in cui la parola guerra si intromette nei nostri discorsi quotidiani, mi è tornato più volte alla mente l’Esame di coscienza di un letterato. Quando uscì sul numero del 30 aprile della “Voce” era il 1915. Il tenente di fanteria che l’aveva scritto, Renato Serra, morì tre mesi dopo sul Monte Pogdora. Nelle prime righe Serra sosteneva che Giuseppe De Robertis aveva ragione a reclamare per sé e per tutti il diritto di fare letteratura, malgrado la guerra. La parola letteratura significa storie: in prosa, in versi, non importa. Che si dovesse fare letteratura malgrado la guerra era giusto, probabilmente anche doveroso, allora. Poi dopo quella guerra ne è venuta un’altra, e poi altre ancora. Non saprei dire quante guerre ci sono state in cent’anni, in ogni parte del mondo. Troppe, comunque. Quali storie di una guerra si possono raccontare, dunque? Certo, nella tragedia della guerra, questo può sembrare l’ultimo dei problemi, oppure non essere nemmeno un problema. Però l’assenza di storie comporta l’impossibilità della narrazione. L’assenza di storie è solitudine e silenzio, e quindi paura che si aggiunge alla paura. Quali storie raccontare, come? Per esempio: subito dopo i fatti di Parigi ci si è detti che bisogna spiegare ai bambini quello che accade, perché accade. E’ giusto che si debba spiegare ai bambini. Ma come spiegare quello che accade e, soprattutto, perché accade? Si sa che il pensiero dei bambini si sviluppa attraverso la narrazione e che la comprensione è determinata dalla carica metaforica delle storie.



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