• lunedì , 28 Settembre 2020

La scienza di esistere

Di Antonio Errico

Con il vestito buono e la cravatta

Noi eravamo al centro. Su una Terra piatta e immobile, però eravamo al centro. Tutto ci ruotava intorno: la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove, Saturno ci ruotavano intorno. Eravamo noi l’essenzialità dell’universo. Ci abbiamo creduto; per secoli e secoli ci abbiamo creduto. Probabilmente, fino ad un certo punto, è stata la convinzione più profondamente radicata, quella che non sembrava potesse subire mai una qualche confutazione. La nostra centralità nell’universo era un sapere sul quale non si nutriva e non si poteva nutrire nessun dubbio, se non per dabbenaggine o per eresia. Rappresentava la certezza di una conoscenza che ci dava anche un sentimento di supremazia. Noi eravamo al centro. Eravamo l’assoluto.

Poi venne Copernico e l’assoluto si disgregò, si immiserì nel relativo, quella convinzione inconfutabile fu confutata, il sapere indubitabile fu dubitato; perdemmo l’orgoglio smisurato di essere al centro, il centro. Poi venne Copernico e la Terra si trasformò in “un’invisibile trottolina, cui fa da sferza un fil di sole, su un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira, senza saper perché, senza pervenir mai a destino, come se ci provasse gusto a girar così, per farci sentire ora un po’ più di caldo, ora un po’ più di freddo, e per farci morire – spesso con la coscienza d’aver commesso una sequela di piccole sciocchezze – dopo cinquanta o  sessanta giri”. Così dice Pirandello ne Il fu Mattia Pascal.

Copernico ha rovinato l’umanità, irrimediabilmente, dice. “Ormai noi tutti ci siamo a poco a poco adattati alla nuova concezione dell’infinita nostra piccolezza, a considerarci anzi men che niente nell’Universo”. Le nostre storie non sono altro che storie di vermucci, ormai.

Non c’è dubbio che  le cose dell’universo stessero nel modo in cui stanno anche prima che Copernico lo capisse.  Ma l’uomo non lo sapeva, e lì, al centro dell’universo, ci faceva una bella figura.

Poi venne Copernico – maledetto sia Copernico, dice Pirandello – e l’uomo dovette rinunciare alla sua bella figura, alla certezza e all’illusione della sua certezza, del suo sapere.

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