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La scuola ha occhi per guardare: che ruolo dare alle sanzioni disciplinari oggi

di Maria Grazia Attanasi – Dirigente scolastica del Liceo Scientifico e Linguistico G.C. Vanini di Casarano (Lecce) con più di 1200 studenti di età compresa tra i 14 ai 19 anni

Riceviamo in redazione e pubblichiamo integralmente l’intervento della Prof.ssa Maria Grazia Attanasi, Dirigente scolastico presso il Liceo Scientifico e Linguistico G.C. Vanini di Casarano (Lecce)

Carissimo studente,

con grande rammarico e stupore, devo purtroppo rilevare un tuo ennesimo atto vandalico perpetrato ai danni della scuola”.

Così, proprio giorni fa scrivevo in una lettera aperta indirizzata agli studenti dopo l’ennesima manifestazione di comportamenti irresponsabili ed episodi di inciviltà.

Proseguivo:

Capisco dal tuo gesto, che oltraggiare un luogo della scuola non è per te vilipendere un luogo caro, un luogo, che sicuramente non ti appartiene, infatti non si devasta ciò che è sentito e percepito come proprio ed amato.

L’atto vandalico che hai posto in essere è il segno di un legame che non c’è, di un rapporto che non si è creato. Di questo sono molto dispiaciuta e me ne chiedo le ragioni.

Come spiegare la violenza fisica, verbale, gli atti di prevaricazione espliciti o sottilmente agiti da studenti e non solo ogni giorno nella scuola? Come comprendere l’arroganza, l’inciviltà, la mancanza di rispetto? E’ noia, è bisogno di farsi sentire, di farsi notare, di proclamare la propria esistenza? O cos’altro?

La scuola ha occhi per guardare. E vede un’immensa solitudine di dirigenti, docenti, personale inermi di fronte a quotidiane manifestazioni di inciviltà e ad un’infinità di situazioni conflittuali, di prevaricazioni, di ingerenze e confusione dei ruoli. 

La prevenzione, le strategie che si cercano e si attuano sono lente, faticose, non sempre danno certezze.

A volte ci si scoraggia, ma continuiamo a pensare che educare a diventare adulti credibili, sia l’unica via.

Per questo motivo, caro studente “devastatore”, ho deciso di non scrivere la solita circolare ….E’ chiaro che in essa ci sono argomenti che non possono interessarti, ed è mortificante dover ricorrere alla coercizione, a regole, regolamenti poiché il grado di civiltà è talmente basso da non poter agire se non con severe prescrizioni.

Caro studente, la Scuola seguirà ad aggiustare ciò che tu continuerai a rompere, ma la Scuola vorrebbe cercare di farti comprendere che la libertà delle proprie azioni non può fondarsi sull’arbitrio o sulla sopraffazione, che sporcare, deturpare, rompere, devastare, distruggere cose, significa anche distruggere persone, ledere diritti inviolabili dei tanti studenti che amano la comunità scolastica nella quale crescono e apprendono, studiano con impegno e a volte con passione, rispettano i luoghi e le persone, ammirano i propri docenti anche i più severi, dedicano parte del loro tempo dando una mano alla comunità e con la loro fiducia, con i loro sorrisi e la loro freschezza ricambiano per ciò che ogni giorno ricevono.

Ti saluto, caro studente.

Ti dico che la scuola andrà avanti comunque, non si fermerà di fronte alla violenza, perché la scuola è fatta di idee, emozioni, sogni e relazioni, di lavoro costante e appassionato di tutti coloro che la amano. E tutto questo non lo puoi rompere, imbrattare o sporcare. Il futuro della scuola è il futuro di tutti, quello che stai compromettendo, invece, è il tuo futuro.

Constatiamo ogni giorno la veridicità dei dati riportati in un recente report ministeriale nel quale si dà evidenza che, nell’ultimo triennio, ci sia stato un boom di episodi spia di un disagio crescente e trasversale, dalle scuole primarie alle superiori. Crescono le sospensioni, i bassi voti in condotta, i casi in cui i docenti sono costretti a chiedere aiuto ai servizi sociali, agli psicologi o persino alle forze dell’ordine.

E’ sempre più frequente che genitori e insegnanti segnalino ai dirigenti scolastici situazioni di cambiamenti emotivi e comportamenti repentini che implicano, incapacità di far fronte ad attività quotidiane con l’efficienza solita, cambiamenti del ritmo sonno e/o abitudini alimentari, stati d’animo negativi di lunga durata, qualche volta accompagnati da pensieri di morte, aumento significativo del tempo trascorso da soli, disobbedienza persistente e /o marcata disforia, appiattimento affettivo, fenomeni dispersivi o atteggiamenti autoreferenziali. A tutto ciò si aggiungono i gravi disagi causati dai fenomeni di bullismo e cyberbullismo in tutte le sue variegate forme di flaming, harassment, outing, esclusione, sexting e così via.

Ma in noi educatori c’è consapevolezza che l’esperienza del “disagio” in senso lato del termine, è strettamente connessa al modo di vivere la propria quotidianità.

Una parte importante della routine giornaliera di milioni di ragazzi in Italia, in Europa e in generale nei cosiddetti Paesi sviluppati, è rappresentata dalla scuola; è proprio qui che la maggioranza degli adolescenti trascorre ogni giorno molto del suo tempo. Considerando il benessere e il disagio come esperienze che si costruiscono e che si apprendono all’interno di un percorso formativo, non solo formale e quindi nella quotidianità, la scuola riveste un ruolo centrale nella promozione dell’uno e nella prevenzione dell’altro.

Essa, infatti, una tra le più importanti agenzie educative tra le poche rimaste, dovrebbe essere, per sua natura, deputata a occuparsi anche del benessere dei propri studenti, poiché spesso è il luogo dove il disagio si manifesta e, sempre più frequentemente, purtroppo in maniera inconsapevole, il luogo dove esso viene provocato.

Secondo il rapporto sul benessere degli adolescenti Ocse – Pisa 2015, l’ultimo pre- pandemico, la scuola italiana è la più ansiogena del mondo. I quindicenni italiani sono più ansiosi dei coetanei europei e meno soddisfatti della loro esistenza proprio a causa della scuola. I dati del 2015 ci consegnavano un identikit abbastanza preoccupante. Questo fermo immagine risalente al 2015 purtroppo non descrive più la realtà di oggi nella quale si registra un aggravarsi delle condizioni di benessere degli adolescenti ed una consistente perdita degli apprendimenti (learning loss) dopo la pandemia.

In questo quadro così complesso si iscrive il problema della responsabilità educativa e del ruolo delle sanzioni disciplinari. Giungere alla sanzione disciplinare per una scuola è dichiarare di avere in qualche modo fallito ad agire per il rafforzamento del senso di civiltà, anche se l’alleanza educativa tra scuola e la famiglia oggi mostra delle crepe consistenti rompendo quelpunto cruciale dell’incontro di base fra genitori e insegnanti, che è forma concreta dell’incontro fra Scuola e Società: se questo incontro fallisce, la struttura non vive” (Gianni Rodari – A scuola di fantasia).

E’ comunissimo, per un dirigente scolastico oggi, rilevare problemi di figli con genitori “tossici”, ragazzi e ragazze che vivono in famiglie disfunzionali, siano esse sacrificanti, in cui non vi è spazio per il piacere e le distrazioni e tutto gira intorno al dovere e al sacrificio, o permissive dove, al contrario, non esistono regole e tutto è consentito poiché i genitori non sono in grado di dimostrarsi autorevoli e si presentano come fragili e indecisi, famiglie iperprotettive che fanno sì che i propri figli crescano in un mondo di bambagia all’interno del nucleo familiare limitandone tutte le attività al di fuori con controllo e privazione della libertà  mentre sono sempre pronte a scusare i propri figli, giustificarli e proteggerli da pericoli che in realtà non esistono. Insomma, genitori negativi o senza empatia, o controllori estremi, che svalutano e criticano, che colpevolizzano o deresponsabilizzano trovando un locus sempre esterno ai problemi, a volte egoisti, a volte narcisisti.

E poi c’è “la Scuola Bloccata” descritta da Andrea Gavosto (Ed. Laterza – 2022) economista, presidente della Fondazione Giovanni Agnelli, membro del comitato tecnico-scientifico internazionale istituito dal MIUR per la messa a punto del sistema nazionale di valutazione delle scuole. Una descrizione sconfortante ma sostanziata da evidenze scientifiche e lettura di dati dove esplorando i problemi che affliggono il sistema educativo del nostro paese, curriculari, di struttura dei cicli, di reclutamento e formazione degli insegnanti, di risorse e tempi della scuola, di metodologie e così via, si parla di “Una colossale
débâcle della nostra scuola”. La scuola italiana che andrebbe ampiamente riformata investendo una percentuale di Pil molto più alta di quella che oggi si impegna e avrebbe bisogno di politiche scolastiche che ben definiscano che cosa insegnare, come insegnare, chi può insegnare e come affrontare in maniera strutturale, prendendone urgentemente in carico, i bisogni speciali per la promozione del wellness dei minori.

E’ chiaro che, quando si giunge all’irrogazione di una “sanzione disciplinare” stiamo cercando di curare una malattia in stato avanzato.

La scuola non ha mai trascurato però le complesse tematiche che stanno dietro ad una sanzione disciplinare. Le sanzioni disciplinari agli studenti di scuola secondaria di I e II grado, come noto, sono state oggetto di significativi interventi normativi, in ultimo quelli di cui al D.P.R 21 novembre 2007 n. 235, “Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, concernente lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria”.

A seguire la nota esplicativa del 4 luglio 2008, prot. 3602, riguardante le innovazioni introdotte allo Statuto delle studentesse e degli studenti, ha una forte focalizzazione verso il concetto del compito della scuola portata a far acquisire “non solo competenze, ma anche valori da trasmettere per formare cittadini che abbiano senso di identità, appartenenza e responsabilità”.

In quest’ottica le scuole devono continuare ad agire e se sanzione disciplinare deve essere, bisogna privilegiare due prospettive: quella educativa, con particolare riferimento all’opportunità di rinforzare le azioni di sanzione diverse dal diffuso allontanamento temporaneo dalla comunità scolastica e quella di spingere verso una forte personalizzazione del service learning che viene proposto.

Numerose sono le esperienze che dimostrano che le sanzioni disciplinari con funzione educativa possono assumere un valore formativo di acquisizione di comportamenti responsabili, di scelte “pensate” e non agite con impulsività; si tratta di un traguardo importante che risponde alle sfide che la complessità della nostra società pone alla scuola, quale luogo di educazione al rispetto e alla convivenza civile.

Queste, a puro titolo esemplificativo, possono consistere in attività di volontariato nell’ambito della comunità scolastica o fuori di essa, attività di segreteria, pulizia dei locali della scuola, piccole manutenzioni, attività di ricerca, riordino di cataloghi e archivi, frequenza di corsi di formazione su tematiche di rilevanza sociale o culturale, produzione di elaborati (composizioni scritte o artistiche), inserimento dello studente in particolari progetti che lo inducano ad uno sforzo di riflessione e di rielaborazione critica sugli episodi di cui si è reso responsabile.

Le misure sopra richiamate possono configurarsi, oltre che come sanzioni autonome diverse dall’allontanamento dalla comunità scolastica, come possibili misure accessorie unite alle sanzioni di allontanamento dalla comunità stessa. Nella individuazione delle sanzioni occorrerà contemperare proporzionalmente censura e comportamenti, in relazione alla gravità ed alle conseguenze derivanti, tenendo in conto la situazione personale dello studente. Il principio cui ispirarsi, nella sostanza, è quello della gradualità della sanzione, in stretta correlazione con la gravità della mancanza disciplinare e la finalità educativa e di recupero della sanzione medesima.

Nel momento in cui la scuola propone sanzioni “diverse” dall’allontanamento dalla comunità scolastica, agisce per offrire altre possibilità di rimedio al danno, dimostra di prendersi cura di coloro che cadono in errore, di coloro che spesso non sanno relazionarsi attraverso comportamento corretti, forse perché non vivono in ambienti “socialmente corretti”. La scuola è luogo di humanitas nel suo significato etico, è luogo di attenzione e cura benevola tra gli uomini, ma anche luogo di educazione alla cultura, di quelle “arti” che rendono libero l’uomo.

Le misure sostitutive o alternative, poiché possono essere di diversa natura e funzione, sono inoltre suscettibili di una effettiva “personalizzazione”.

Ritengo importante valorizzare la dimensione della “personalizzazione” delle sanzioni. La via della personalizzazione rispecchia una metodologia attenta alle potenzialità degli alunni e delle alunne, delle loro differenze che possono acquisire un forte valore formativo nel momento in cui la scuola ne prende atto e le rispetta.

Un Regolamento di Istituto dovrebbe infine contemplare, secondo l’approccio dello “sviluppo delle competenze ispirate ai valori della responsabilità, della legalità, della partecipazione e

della solidarietà” (art. 4 della Legge 20 agosto 2019, n. 92 – Introduzione dellinsegnamento scolastico delleducazione civica) la tipizzazione delle seguenti attività:

  • Tipologia 1 – Riparazione al danno arrecato e attività di natura sociale: prevedono azioni e condotte “riparatorie”, che intendono rimediare a quanto compiuto e che possano avere una ricaduta positiva sulla comunità scolastica (riordino di laboratori, di biblioteche, attività di tutor di compagni, ecc.) anche svolte in collaborazione con Associazioni di volontariato ed Enti del Terzo settore.
  • Tipologia 2 – Attività di riflessione, studio e approfondimento sul Regolamento Scolastico di Istituto con eventuale elaborazione di nuove proposte da apportare al Regolamento stesso (attività individuale e di gruppo con la supervisione dei docenti in relazione al grado di scuola secondaria).
  • Tipologia 3 – Attività didattica di studio e approfondimento disciplinare, momenti di studio extra-scolastici, sotto la supervisione di un docente.
  • Tipologia 4 – Attività laboratoriali, teatrali ed espressive che prevedono esperienze formative positive non direttamente correlate alle sanzioni disciplinari, ma progettate dalle Istituzioni Scolastiche nell’ottica del miglioramento dei comportamenti responsabili dei ragazzi.

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