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Movimento Italiano Genitori: con lockdown +10% episodi di bullismo e + 8% cyberbullismo tra minori

I dati si riferiscono all’indagine “Tra digitale e cyber risk: rischi e opportunità del web”, realizzata dal Moige in collaborazione con l’Istituto Piepoli, intervistando 1.316 ragazzi dai 6 ai 18 anni. Lanciato anche un gioco per imparare a contrastare il fenomeno

di Stefania De Cristofaro

Con il lockdown , conseguente alla pandemia da Covid-19, sono aumentati gli episodi di bullismo e cyberbullismo tra i minori: più 10 % nel primo caso e più 8 % nel secondo, stando a quanto è emerso dall’indagine dal titolo “Tra digitale e cyber risk: rischi e opportunità del web”, realizzata dal Movimento Italiano Genitori (Moige), in collaborazione con l’Istituto Piepoli.

Il report e il campione dei ragazzi intervistati

Sono stati intervistati1.316 ragazzi dai 6 ai 18 anni. Il report è stato presentato a Roma in occasione del lancio della VII edizione della campagna “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale contro cyberbullismo e cyber risk”, che coinvolge ogni anno migliaia di studenti, docenti e genitori. Il Moige, nato 20 anni addietro, su iniziativa di Antonio Affinita e Maria Rita Munizzi, genitori di due gemelli è presente in 35 città italiane attraverso una rete a cui hanno aderito 97.736 genitori. E ha anche attrezzato un centro mobile di sostegno e supporto per le vittime di bullismo e cyberbullismo, come ufficio itinerante con l’obiettivo di assicurare un aiuto concreto e immediato alle vittime e alle loro famiglie e di contrastare il fenomeno con azioni di prevenzione e informazione.  

 L’attività rientra nell’ambito della campagna nazionale di prevenzione e formazione contro il bullismo e il cyberbullismo con la quale negli ultimi sei anni sono stati formati oltre 779.500 genitori, 389.750 studenti e 11.759 docenti sulle tematiche del bullismo e cyber risk e della cittadinanza digitale.

I minori vittime di prepotenze anche on line

“I minori vittime di prepotenze nella vita reale, o che le abbiano subite qualche volta sono il 54%, contro il 44% del 2020. Un incremento significativo, di 10 punti, che deve spingerci a riflettere”, dice il Moige. “Per quanto riguarda il cyberbullismo, il 31% dei minori ne è stato vittima almeno una volta, contro il 23% del 2020”, aggiunge il Movimento Italiano Genitori, sottolineando che il 22% dei minori resta connesso a internet per 5 ore al giorno e che il 63% si collega alla rete senza alcun tipo di supervisione.

La violenza di genere: i dati su ragazzi e ragazze 

L’altro dato emerso si riferisce al genere: Il fenomeno sembra interessare più i ragazzi delle ragazze sia nella vita reale con il 57% dei maschi che è stato vittima di prepotenze, contro il 50% delle femmine, sia in quella virtuale (32% contro 29%). Nel 42% dei casi si tratta di offese verbali, ma restano frequenti le violenze fisiche (26%) e psicologiche (26%).

Nel caso del cyberbullismo,  il 14% del campione intervistato ha subito scherzi o telefonate mute, l’11% ha ricevuto insulti tramite messaggi istantanei, il 10% tramite Sms, il 3% tramite foto o video e il 2% ha ricevuto minacce. In queste circostanze, sottolinea il Moige, il sentimento più diffuso è la solitudine (28%), seguito dalla rabbia (27%) e dalla paura (25%).

 Il 34% dei minori che hanno partecipato allo studio conosce qualcuno che è stato vittima di prepotenze (nel 2020 erano il 29%). Non solo. È emerso anche il 10% (+3%) ammette di aver preso parte a episodi di prepotenza, il 6% ha usato foto o video per offendere gli altri. Il dato preoccupante, così come evidenziato dal Movimento dei genitori, è legato al 53% (+15% rispetto al 2020) degli intervistati che dice di “prendere abitualmente in giro uno o più amici, ma che lui/loro sanno che lo fa per scherzare”.

 Il 52% è pienamente consapevole dei reati che commette se intraprende un’azione di bullismo usando internet o lo smartphone, il 14% lo è abbastanza, mentre il 26% dichiara di non saperne nulla della gravità del reato.

Il body shaming tra le motivazioni del bullismo

Quanto alle motivazioni che spingono gli studenti ad avere comportamenti di prepotenza o di bullismo nei confronti degli altri, il 54% indica il body shaming. Mentre tra i motivi che spingono i bulli ad agire in questo modo, il 50% afferma che in questo modo dimostra di essere più forte degli altri, il 47%  si diverte a mettere in ridicolo gli altri. Per il 37% il bullo si comporta in così perché gli piace che gli altri lo temano.

Agli studenti del campione è stato chiesto anche che tipo di comportamenti adottano nel caso in cui si trovano ad assistere a episodi di bullismo: il 34% risponde “aiutano la vittima”, mentre  nel 2020 era il 44%. “Un calo drastico, che forse potrebbe essere spiegato con una minore empatia sociale dovuta al distanziamento sociale e al lockdown, che ha impedito ai minori di intessere relazioni profonde”, spiega il Moige. Aumenta, invece, la percentuale dei docenti  che  intervengono: 46% contro il 40% del 2020. Il 7% del campione dichiara che i docenti, sebbene si rendano conto di quanto succede, non fanno nulla per fermare le prepotenze.

Il videogioco contro il bullismo per l’azione di prevenzione

Il Moige, con la Polizia di Stato, Anci (associazione nazionale comuni italiani), Un nodo blu del Ministero dell’Istruzione, Coni e Fondazione Cariplo nel 2023 ha lanciato la campagna “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale, per rendere gli studenti più consapevoli dei rischi di internet e al tempo stesso per stimolare docenti e genitori ad avere un ruolo di guida e controllo più attivo.

Nell’ambito del progetto è stato realizzato un videogioco che permette ai ragazzi di imparare giocando. “In particolare imparando a riconoscere quali sono le dinamiche del bullismo e i differenti personaggi che hanno un ruolo”, spiega il Moige.

Il gioco è interattivo e gli ambienti e i contesti sono tratti dalla vita quotidiana dei ragazzi. Sono inserite 5 storie a cui il ragazzo può giocare

“Il progetto intende contrastare le dinamiche del bullismo e cyberbullismo, rendendo i ragazzi protagonisti in prima linea dell’azione di prevenzione”, prosegue il Moige. “Centrale è il ruolo dei Giovani Ambasciatori, punti di riferimento a cui potersi rivolgere per chiedere aiuto o segnalare episodi di bullismo fisico e online”. Gli stessi studenti, attraverso la peer to peer education, trasmettono le proprie conoscenze sul tema ai propri compagni, acquisite grazie alla formazione Moige.

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