• mercoledì , 20 febbraio 2019

Un Liceo dei Licei?

Intervista a Dario Cillo, dirigente del Liceo Virgilio Redi di Lecce

a cura di Rita Bortone

Dario Cillo, noto ai dirigenti e ai docenti italiani in quanto apprezzato creatore e gestore del sito www.edscuola.it, tra i più seguiti nel mondo della scuola, a settembre ha lasciato la dirigenza del Professionale Scarambone di Lecce – dove ha realizzato cambiamenti strutturali in direzione di una forte dotazione tecnologica e di una rilevante innovazione degli spazi e degli ambienti di apprendimento – per assumere quella del Liceo Virgilio di Lecce. E qui in breve tempo ha maturato un’idea innovativa che genera interesse in alcuni e disorientamento in altri; noi siamo tra quelli che hanno provato interesse. Abbiamo quindi voluto intervistarlo per capire meglio le potenzialità e le possibili ricadute del suo progetto.

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1. L’idea del Liceo Virgilio Redi di Lecce, che si propone per il 2016/17 come “Liceo dei Licei”, sta facendo chiacchierare: ad alcuni appare un po’ pretenziosa e velleitaria, oltre che lesiva della stabilità e dell’immagine degli altri Licei del territorio, mentre ad altri appare innovativa e potenzialmente risolutiva di problemi formativi fondamentali.
Ci vuoi spiegare in cosa consiste l’idea di un “Liceo dei Licei” (d’ora in avanti LdL)? Cominciamo dalle caratteristiche dell’impianto organizzativo: i diversi segmenti, la loro funzione nella norma e il valore aggiunto che ciascuno di essi assume nel LdL rispetto all’esistente.

Hai ragione! Al di là di ogni previsione, la proposta del “Liceo dei Licei” ha suscitato un vero vespaio alla sua presentazione.
Preciso che non si tratta di una nuova proposta ordinamentale, che sostituisce o aggiunge qualcosa all’esistente, ma di un progetto didattico che interagisce con i modi, i tempi ed i piani di studio già in essere, coniugandoli con le possibilità offerte dalla normativa.
La definizione di “Liceo dei Licei” non ha, inoltre, alcuna valenza qualitativa ma, al contrario, esclusivamente quantitativa e modulare.
Il tutto nasce, da un lato, da una lettura attenta della normativa centrata sul tema dell’autonomia (e non solo) a partire dal DPR 275/99 sino alla recente Legge 107/15, dall’altro, dalla specificità del Liceo che dirigo dal settembre del 2015 che, a seguito della DGR Puglia 20.01.2015, n. 26, e s.m.i., ha fuso in un unico Polo liceale il Liceo Classico e Linguistico Virgilio di Lecce, il Liceo Scientifico e delle Scienze applicate di Squinzano ed il Liceo Economico Sociale di Campi Salentina.
In sede di elaborazione degli indirizzi per il Ptof è stato naturale elaborare una proposta formativa unitaria che valorizzasse questa opportunità nel quadro di una riflessione strutturata sul ruolo e la funzione dei Licei.
In estrema sintesi, si tratta di:
– orientare e riorientare, favorendo il passaggio da un indirizzo all’altro nel primo biennio;
– specializzare ed ampliare il curricolo con discipline di rinforzo nel secondo biennio;
– lavorare sull’integrazione del curricolo per preparare all’ingresso nel mondo del lavoro, della formazione superiore e dell’università nel monoennio finale.
L’idea è, insomma, quella di ridisegnare il senso della scuola per renderla più efficace nell’orientamento in itinere ed in uscita, di fare della personalizzazione del curricolo e della valorizzazione delle eccellenze lo strumento prioritario della didattica, di potenziare le competenze trasversali (lingue ed Ict), dando vita ad una realtà scolastica che unisca alla solidità dei contenuti della formazione liceale, nella sua pluralità e varietà, una nuova impostazione.
In altre parole, come specificatamente previsto dalla Legge 107/15, fare dell’orientamento e della personalizzazione il centro del sistema di istruzione.

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2. L’idea del LdL interpreta dunque in maniera innovativa e più efficace principi formativi già esistenti nella norma o è portatrice di una nuova idea formativa? Quali effetti il LdL intende produrre sui problemi del successo formativo? Della personalizzazione dei percorsi? Dell’orientamento?
In realtà si tratta di utilizzare in maniera innovativa i principi presenti nella normativa esistente e le novità introdotte dalla Legge 107/15 per realizzare una nuova idea formativa centrata, come già accennato, sull’orientamento come sistema (art.1, c.7, lettera s, Legge 107/15), e finalizzata al successo formativo (art. 1, c.2, Dpr 275/99), attraverso la personalizzazione del curricolo e la centralità dell’alunno nel processo di apprendimento.

3. Quali osservazioni critiche sull’esistente hanno portato alla elaborazione della nuova idea? La motivazione più forte è stata quella di incrementare le iscrizioni o di delineare una proposta culturale capace di rispondere a definiti bisogni formativi?

L’incremento delle iscrizioni, se si realizzerà, magari sarà l’effetto del processo, non la causa.
Come sai, pur avendo partecipato alla Commissione ministeriale che inaugurò il processo che ha portato alla Legge 107/15, non sono mai stato un sostenitore della cosiddetta Buona scuola. Col tempo mi convinco sempre di più, però, del fatto che talvolta le leggi hanno una vita ed un’intelligenza propria. In particolar modo nel momento in cui devono essere applicate. Molti dei temi che a suo tempo lamentavo come assenti o carenti nella prima proposta (la continuità e la razionalizzazione dei cicli di istruzione, l’orientamento, la valorizzazione dei percorsi di personalizzazione, l’organico dell’autonomia …) sono divenuti chiaramente o implicitamente parte del testo finale della legge.
Credo dunque che molto di nuovo si possa effettivamente fare.
Quella del LdL è solo una proposta ed un progetto. Ma credo che si muova in tal senso, rispondendo a reali bisogni formativi. Forse ad oggi avvertiti più dalle famiglie che recepiti dalle istituzioni.
Intravedo nel futuro un’idea molto più complessa ed articolata di scuola modulare che, pur preservando, a partire dal secondo biennio superiore, gli statuti epistemologici dei singoli percorsi, superi definitivamente la rigida impostazione del sistema a canne d’organo di gentiliana memoria.
Ma questo è già un altro discorso…

4. Pensi che la gestione di una simile complessa Istituzione richiederà maggiore fatica organizzativa? Maggiore flessibilità? Maggior controllo dei processi e degli esiti? Quali saranno le ricadute in termini di gestione degli organici?

Certo, maggiore flessibilità e sicuramente una più alta disponibilità verso efficaci strumenti di valutazione interna ed esterna.
Il processo avviato con il Rav ed il Piano di miglioramento ha creato, a mio avviso, una più avvertita consapevolezza circa la possibilità di osservare in modo oggettivo e critico (oserei dire terzo) i processi formativi messi in atto.
La rendicontazione sociale e la pianificazione triennale inducono alla trasparenza ed all’organizzazione.
Occorrerà certamente rivedere nel primo biennio una più organica e strutturata programmazione dipartimentale e disciplinare per moduli (necessariamente sincronici per le singole discipline nei rispettivi indirizzi).
Nel secondo biennio e nel monoennio finale, la gestione dell’organico, in particolare la pianificazione di quello potenziato, e del tempo scuola necessiterà di una gestione oculata e mirata. Abbiamo già attivato un sondaggio fra studenti e genitori delle classi seconde per identificare le necessità funzionali al potenziamento nel secondo biennio. Stiamo valutando la soluzione delle classi aperte e parallele per competenze, nonché quella della formazione a distanza attraverso la diretta streaming. Abbiamo avviato un dialogo con l’Università del Salento e con Università telematiche per definire protocolli d’intesa per un comune processo di orientamento.

5. Pensi che la tua idea troverà ostilità a livello regionale e provinciale?
La proposta è sviluppata nel quadro dell’autonomia dell’Istituzione scolastica e quindi non necessita di un’approvazione a livello di Regione o di Enti locali. Ovviamente potrebbe avere un utile ausilio dalla presenza nella medesima sede territoriale dei vari indirizzi liceali. È quanto abbiamo richiesto in sede di dimensionamento, dopo aver avviato un dialogo ed un confronto in tal senso con Regione e Provincia. Vedremo i risultati con la nuova delibera regionale prevista per i primi giorni del nuovo anno.
Il progetto è poi in assoluta sintonia con la normativa vigente.
Innanzitutto valorizza gli step previsti dall’art. 2 del Dpr 89/10, dando un senso allo sviluppo del percorso quinquennale suddiviso in due periodi biennali ed in un monoennio finale.
In questo senso:
– il primo biennio è concentrato sullo sviluppo delle competenze di base caratterizzanti l’obbligo di istruzione, anche attraverso un possibile ri-orientamento che non ostacoli il passaggio da un percorso ad un altro. Ciò alla luce della considerazione che la scelta operata alla fine della scuola secondaria di primo grado non sempre corrisponde alle reali abilità dello studente e che occorre favorire la continuità verticale tra gradi scolastici (art. 4, c.6, Dpr 275/99 e Dm 211/10);
– il secondo biennio (come espressamente previsto dagli artt. 2 e 10 del Dpr 89/10 e dall’art.1, cc. 28-33, della Legge 107/15), una volta definite le competenze di base nel primo biennio, favorisce il potenziamento e la personalizzazione del curricolo (curriculum dello studente) attraverso l’alternanza scuola-lavoro ed insegnamenti opzionali aggiuntivi, che si concretizzano in 12 percorsi personalizzati di eccellenza (modulati coniugando l’allegato H al Dpr 89/10 e l’art.1, c. 7, della Legge 107/15), certificati dalla scuola e spendibili in sede di Esame di Stato;
– il monoennio finale, funzionale all’orientamento in uscita ed alla specializzazione del percorso didattico in tal senso, è finalizzato a stabilire ogni possibile collegamento con il mondo del lavoro (alternanza, autoimprenditorialità …), la formazione superiore e l’università (specializzazione del curricolo, esercitazione ai test di ingresso, moduli disciplinari coordinati …).

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6. Qual è la reazione degli altri Licei? Quali le prospettive future se l’idea venisse realizzata? Sarebbe possibile e utile per l’utenza una ipotetica generalizzazione di simili “poli liceali”? Attualmente i Licei presenti sul territorio competono tra loro sulla base dell’arricchimento dell’offerta e della sua capacità di intercettare i bisogni o gli interessi dell’utenza: su che base si fonderebbe la competizione tra i Licei se tutti diventassero LdL?

È difficile dirlo. Con alcuni colleghi si sono aperte utili occasioni di confronto. Altri sembrano silenziosamente ostili o refrattari all’idea.
Personalmente non sono per nulla convinto dell’efficacia, in termini formativi, dell’attuale liberistica competizione tra scuole.
Credo fermamente che gli obiettivi siano la maggiore efficacia non della singola scuola, ma del sistema di istruzione a livello territoriale, la centralità che lo studente ha nel quadro generale dello stesso e gli strumenti che il sistema, nel suo insieme, riesce a mettere in atto per il raggiungimento sostanziale del successo formativo.
L’offerta di percorsi didattici fondati su scelte dello studente consapevoli e strutturalmente accompagnate dal supporto specialistico della scuola, quindi di percorsi che rispondano a inclinazioni personali e che favoriscano la scoperta di talenti e la promozione delle eccellenze, mi sembra che corrisponda ad una reale esigenza dell’utenza, ma anche (cosa non secondaria) ad una effettiva valorizzazione del personale docente e del ruolo della scuola.
L’idea è poi ovviamente mutuabile ed espandibile.
In particolare, una auspicabile condivisione di intenti con analoghi poli tecnico-professionali potrebbe portare:
– nel primo biennio, a favorire e semplificare i trasferimenti di studenti funzionali alle loro specifiche esigenze di apprendimento, coniugando il ri-orientamento con la lotta alla dispersione;
– nel secondo biennio e nel monoennio finale, a incoraggiare l’integrazione ed il potenziamento del curricolo con discipline o esperienze professionali provenienti da percorsi non liceali e viceversa.

7. L’Università sta diventando sempre più critica nei confronti degli esiti formativi prodotti dalle scuole: qual è e quale dovrebbe essere, a tuo avviso, l’atteggiamento dell’Università rispetto alla nuova idea?
Credo che sia la Scuola sia l’Università potrebbero trarre enorme giovamento da questo progetto.
Si tratta di definire una sorta di biennio condiviso tra il monoennio terminale degli studi superiori e quello iniziale dell’Università.
Quale migliore occasione per definire organicamente obiettivi, contenuti e competenze in continuità tra orientamento in uscita ed in ingresso?
Potrebbero essere:
precisati specifici interventi di rinforzo formativo che configurino una migliore introduzione agli studi universitari;
maturati CFU attraverso la frequenza di lezioni universitarie – in presenza o a distanza – specificatamente pensate per studenti del quinto anno e spendibili all’atto dell’iscrizione ai corsi universitari.
Magari, col tempo, vista anche l’apposita delega presente nella Legge 107/15 (art. 1, c. 181, lettera i), si potrebbe anche pensare di unificare l’Esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e di rivedere i test per l’accesso ai corsi universitari…
Ma questo è un altro sogno.

Grazie della collaborazione e  in bocca al lupo per il tuo progetto.