Una “bussola” per gli insegnanti
a cura di Enrica Bienna
(già docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)
Psicologia per l’insegnamento
, Stefano Cacciamani, Le bussole, Carocci 2009
Pensando a chi si accinge ad affrontare il prossimo concorso a cattedra, rispolveriamo tra i saggi recenti o meno recenti letture che riteniamo basilari per la formazione dei docenti, e che, sui temi fondanti dell’educazione, contengano quadri teorici generali e favoriscano la costruzione di mappe orientative. Un buon testo sulla psicologia dell’istruzione potrebbe, ad esempio, rappresentare il valido inizio di un percorso formativo, per entrare da subito nella dimensione culturale e scientifica che ha determinato le più grandi trasformazioni nel settore dell’istruzione, a partire dal 900.
Gli studi sull’apprendimento, di diversa matrice, mostrano oggi una grande vitalità e sono da considerare i più forti portatori di proposte innovative; sono questi studi che hanno anche spinto al cambiamento e ispirato i programmi dei diversi ordini di scuola degli ultimi cinquanta anni in Italia.
In particolare, gli studi sullo sviluppo cognitivo, sull’apprendimento e sulle relazioni tra sviluppo e apprendimento hanno cambiato il concetto stesso di istruzione, e, mettendo in primo piano le relazioni tra il soggetto che apprende, le discipline, la mediazione del docente, hanno operato una vera e propria rivoluzione copernicana dell’insegnamento, della cui portata gli insegnanti non sono sempre consapevoli.
Questa frequente inconsapevolezza è grave: accade infatti che, non possedendo adeguati repertori concettuali, gli insegnanti non sappiano utilizzare gli input e le indicazioni di lavoro che ricevono dai canali formativi istituzionali, sia che si tratti di documenti normativi (molti dei quali assumono come propri gli indirizzi della ricerca scientifica), sia che si tratti di materiali progettati e prodotti per esperienze di formazione. Espressioni dense sul piano scientifico e potenzialmente portatrici di grande innovazione diventano dunque linguaggio frequente e diffuso nelle programmazioni dei docenti, ma svilite nei loro significati originari e del tutto prive di sostanziale interpretazione didattica: classe come comunità di apprendimento, cooperative-learning, attività laboratoriale, valutazione formativa, classe come comunità di discorso, …
E lim e tablet entrano nelle aule, ma la novità del mezzo non innesca automaticamente una modifica sostanziale degli ambienti di apprendimento, anche per mancanza di efficaci modelli di riferimento.
Il testo di cui proponiamo la lettura, “Psicologia per l’insegnamento” , non è recentissimo e non esaurisce gli ampi temi che affronta , ma ha il merito di chiarire in modo ordinato le questioni fondamentali affrontate dagli studi della psicologia dell’istruzione. Fornisce all’insegnante le basi teoriche indispensabili ed i criteri per guidare in modo consapevole i processi di apprendimento-insegnamento e per costruire ambienti di apprendimento efficaci. E’ dunque un ottimo strumento di formazione, accessibile e adatto a tutti i docenti , una “bussola” o “un portale”, come piace considerarlo all’autore, punto di partenza per ulteriori approfondimenti.
L’intento dell’autore, Stefano Cacciamani, ricercatore in psicologia dell’educazione presso l’Università di Aosta, è quello di dare risposta a due fondamentali problemi che riguardano la professionalità degli insegnanti: : qual è l’idea di apprendimento che ispira l’attività quotidiana dell’insegnante, quali le teorie di riferimento delle sue scelte educative? E poi, in stretta connessione: quali scelte egli deve affrontare relativamente alla costruzione degli ambienti di apprendimento?
Nella prima parte (che comprende i primi due capitoli), il testo offre una sintetica e chiara panoramica delle principali teorie dell’apprendimento e delle loro applicazioni in ambito educativo: dai primi approcci , quelli “classici”(dal comportamentismo a Vygotskij), alle teorie più recenti di Bruner, Gardner, fino alle proposte della Community of learners “(gruppo che apprende) e della ”Knowledge building community “(pedagogia della costruzione della conoscenza) di Bereiter-Scardamalia. Queste ultime, fortemente sperimentali, integrano apporti provenienti da più approcci teorici, e sperimentano nuovi modelli di ambienti di apprendimento.
Nella seconda parte del testo (ultimi tre capitoli), l’autore affronta due grossi nodi che riguardano la costruzione degli ambienti di apprendimento: come creare motivazione verso l’apprendimento? E quali i criteri da seguire per organizzare la classe?
Si tratta di problemi tra loro interrelati: cambiata infatti la visione dell’apprendimento “..da semplice e riduttiva trasmissione di conoscenze dall’insegnante agli allievi a un apprendimento come processo attivo di costruzione di conoscenze significative per gli studenti, processo di cui essi si assumono la responsabilità .” , cambia anche il contesto all’interno del quale si svolgono le attività di insegnamento-apprendimento, cambia il ruolo del docente, cambiano gli strumenti utilizzati.
Come affrontare la sfida di questo radicale ribaltamento dei contesti educativi è un tema centrale che la ricerca ha ampiamente affrontato, e dai diversi approcci sono venute proposte note e ampiamente sperimentate (basti pensare al cooperative learning o alla discussione in gruppo per la costruzione condivisa delle conoscenze, per citare le più conosciute). Oggi l’insegnante può dunque contare su modelli e su risorse di cui è garantita l’efficacia. e ci sarebbero tutte le condizioni per la creazione a scuola di ambienti di apprendimento efficaci . Certamente merita attenzione, tra gli scenari più avanzati, quello della knowledge building community . Qui la classe si trasforma in “comunità di ricerca” , costruisce conoscenza in ambiente collaborativo on line, e l’insegnante “..da una parte coordina il processo di indagine, dall’altro ne prende parte e ne è protagonista, mantenendo un ruolo di leadership in quanto esperto del processo di costruzione di conoscenza”.
Per concludere, il testo , al di là della sua efficacia “divulgativa” (che comunque non tradisce il rigore scientifico), mi sembra che offra già in sé importanti informazioni e riflessioni sul funzionamento dei processi di apprendimento e sulla trasformazione del ruolo dell’insegnante, ma credo che abbia anche il merito di stimolare il lettore ad approfondire temi di grande rilevanza e interesse, che non potevano trovare qui una esauriente trattazione.

