• martedì , 15 Giugno 2021

Certificare le competenze col modello nazionale

di Rita Bortone

(parte seconda)

Nella prima parte di questo intervento abbiamo analizzato il modello nazionale di certificazione per il primo ciclo: abbiamo rilevato alcune contraddizioni nei descrittori di livello e nei nuclei del profilo da sottoporre a certificazione; abbiamo indicato i primi passi che a nostro avviso vanno compiuti per giungere alla certificazione di quei nuclei schivando le ambiguità presenti nella loro formulazione; abbiamo fornito degli esempi su possibili declinazioni delle prestazioni disciplinari in ottica trasversale.
In questa seconda parte proveremo ad affrontare, senza ambire ad una trattazione esaustiva, i problemi della valutazione che dovrà precedere la certificazione e garantirne l’attendibilità.
Se gli Istituti che hanno scelto di sperimentare il modello nazionale avevano già adottato pratiche didattiche e valutative coerenti con le Indicazioni nazionali, nella sperimentazione non avranno altre difficoltà che quelle generate dalla particolare formulazione dei nuclei adottata dal modello, (argomento della prima parte del nostro intervento) e dalla necessità di definire il percorso di attribuzione del livello di competenza a ciascuno di essi.
Se invece gli Istituti che hanno scelto di sperimentare il modello nazionale devono adeguarsi alle richieste in questo scorcio d’anno, allora potranno risultare utili le riflessioni contenute in questa seconda parte del nostro intervento.

L’oggetto della valutazione
La complessità dell’oggetto
Il primo punto su cui avere le idee chiare, come in ogni valutazione, è la struttura stessa dell’oggetto da valutare, che nel nostro caso è un oggetto articolato e complesso, la competenza.
Sulle Linee guida che accompagnano il modello nazionale di certificazione leggiamo che all’interno del progetto DeSeCo (Definizione e Selezione delle Competenze) la competenza è stata definita come la capacità di adempiere alle richieste complesse in un particolare contesto attivando prerequisiti psicosociali (incluse le facoltà cognitive e non cognitive). In tale prospettiva, possedere una competenza significa non solo avere le risorse che la compongono, ma anche essere capaci di attivare adeguatamente tali risorse e di orchestrarle, al momento giusto, in una situazione complessa.
Sappiamo inoltre che una competenza si manifesta quando uno studente è in grado di affrontare un compito o realizzare un prodotto a lui assegnato, mettendo in gioco le sue risorse personali e quelle, se disponibili, esterne utili o necessarie (Linee guida Riordino Secondaria 2° grado); ma sappiamo anche di dover prestare attenzione, per poter certificare le competenze, a come ciascuno studente mobilita e orchestra le proprie risorse – conoscenze, abilità, atteggiamenti, emozioni – per affrontare efficacemente le situazioni che la realtà quotidianamente propone (Indicazioni per il curricolo).

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